È quanto dichiara Massimo Neviani del Comitato Salute Ambientale Campogalliano, dopo la sentenza del Tribunale delle Acque.
'Già la commissione d’inchiesta regionale aveva individuato una miriade di criticità strutturali: sezione dell’argine inadeguata, sponde troppo ripide, enormi apparati radicali in putrefazione, materiali non idonei, perfino mattoni incorporati nella struttura, oltre a ipotizzare la presenza di tane di animali fossori. A fronte di un quadro così compromesso, l’unico intervento realizzato dopo il 2015 è stato proprio l’eliminazione degli animali fossori. Ma su un argine ridotto in quelle condizioni, ogni fattore poteva diventare la causa scatenante di un disastro. Quel tratto arginale, tra i più fragili dell’intero sistema, non è stato adeguato neppure dopo l’alluvione. Parliamo di alcuni chilometri che già in passato avevano dato segnali di cedimento e che i tecnici avevano indicato come prioritari per interventi strutturali. E invece nulla: nessuna manutenzione straordinaria, che ricordiamo essere competenza della Regione, ma solo interventi tampone che non eliminano la vulnerabilità di fondo'
Neviani prosegue: 'Se la sentenza mette in luce responsabilità che era doveroso accertare, ciò che ci inquieta davvero sono le responsabilità per il futuro. Perché quel tratto, già giudicato estremamente fragile e protagonista della rotta del 2020, è di fatto ancora nelle stesse condizioni di allora. Nessun intervento strutturale vero è stato eseguito. Continuiamo a contare sulla buona sorte, mentre una nuova piena potrebbe riportare Nonantola e il territorio in condizioni drammaticamente simili a quelle di quattro anni fa. Ora basta rimpalli o scaricabarile sulle competenze: servono interventi strutturali. Il territorio non può permettersi un’altra tragedia annunciata'.



