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Solo un immigrato su cinque portato ai Cpr viene rimpatriato e per gli agenti è una odissea

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Intervento del sindacato di Polizia Siulp sul costo umano ed economico delle procedure: 'Rimpatriare una persona costa 2500 euro oltre a distogliere agenti dalle attività sul territorio'


Solo un immigrato su cinque portato ai Cpr viene rimpatriato e per gli agenti è una odissea
Non ci interessa entrare nella polemica tra chi vorrebbe tutti gli stranieri a casa subito e adesso, e chi invece predica l’accoglienza senza se e senza ma, piuttosto ci preme spiegare alcuni risvolti delle espulsioni che non sono noti all’opinione pubblica. L’attività che c’è dietro ad ogni singolo accompagnamento – che per inciso non è sinonimo di espulsione – è molto articolata e complessa e assorbe per lungo tempo diversi operatori di Polizia.
Esiste una lunga e complessa procedura burocratica per definire le pratiche che prevedono la corretta identificazione, l’espulsione, la richiesta di un posto in un CPR e gli accertamenti sui precedenti penali. Nel frattempo però la persona, che non è sottoposta ad arresto o fermo di polizia, va trattenuta in ufficio di polizia, dev’essere controllata a vista e va sottoposta a visita medica e tampone anti covid.

Per fare questo, il più delle volte si utilizza il personale che ha rintracciato la persona su strada e cioè la Volante (della Questura o dei Commissariati distaccati di Carpi, Sassuolo e Mirandola) che, così facendo, verrà distolta dal proprio compito principale, cioè il controllo del territorio e la prevenzione e repressione dei reati.
Spesso, l’effettuazione della visita medica e del tampone anti covid, che viene fatto in ospedale, dura molto tempo in quanto tanti dei clandestini hanno capito che rifiutando gli accertamenti sanitari, eviteranno l’accompagnamento coattivo nei CPR che esigono la certezza della negatività alla malattia, onde scongiurare possibili focolai.
Cosicché, la Volante (o le Volanti a seconda di quanti sono gli stranieri fermati) rimangono ferme anche per ore, l’ospedale e la sua utenza magari subiscono rallentamenti, ed alla fine non si procede all’accompagnamento perché lo straniero rifiuta gli accertamenti sanitari che comunque non possono essere effettuati con la forza, in quanto la legge non lo consente.

Bisogna poi reperire il personale per effettuare l’accompagnamento nella misura di due poliziotti per ogni espulso e poiché non esiste un ufficio interno specificatamente dedicato solo agli accompagnamenti, è necessario utilizzare personale impiegato negli altri uffici, oppure la Volante stessa che ha fermato il clandestino.
Nel primo caso, quel personale dovrà abbandonare il proprio lavoro d’ufficio per effettuare l’accompagnamento, con aggravio di lavoro straordinario - spesso pagato anche con un anno e mezzo di ritardo - e ritardi nelle proprie pratiche d’ufficio che, com’è risaputo, riguarda anche altri cittadini (passaporti, armi, licenze, soggiorni e cittadinanze, misure di sicurezza ecc.).

Nel secondo caso, la Volante abbandonerà definitivamente il controllo del territorio e quindi la prevenzione e la repressione dei reati per portare il clandestino in un CPR che spesso è anche molto lontano come Bari o Potenza, se più fortunati si va a Milano o Gradisca d’Isonzo (GO).
In ogni caso, il cittadino ci rimette sia in termini di servizi di polizia amministrativa, sia in caso di richiesta di soccorso. Una volta arrivato al CPR, se l’immigrato è di una certa etnia ed è anche solo mediamente  informato, richiede subito l’asilo politico come rifugiato e, per quanto prevede la legge italiana, va rimesso immediatamente in libertà in attesa che l’apposita Commissione si riunisca, valuti e decida se il soggetto po' essere destinatario di asilo politico o meno, cosa che in genere avviene nel giro di alcuni anni. 
Morale: quella persona il giorno dopo tutta la trafila che vi abbiamo appena descritto, ce lo ritroviamo a gironzolare per la nostra provincia. Nel frattempo però, abbiamo tolto Volanti dal territorio, sobbarcato di lavoro extra l’ufficio Immigrazione della Questura e distolto altri operatori di polizia e sanitari dai propri compiti principali.
Nell’anno 2021, in Italia, sono stai emessi 11.095 provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale, ma il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha comunicato che di quelli, soltanto 4500 circa sono passati per i CPR, di questo soltanto 2200 sono stati effettivamente rimpatriati, ovvero il 20% circa delle espulsioni emesse.

Nel frattempo, la Corte dei Conti ha quantificato in 2500 euro la media di spesa di viaggio per ogni rimpatri effettivo. Quindi, con un’altra espulsione emessa, sulla carta il dato statistico sarà positivo, ma nella realtà dei fatti avremo solo lavorato molto di più, sottraendo risorse alla collettività, pregiudicando il controllo del territorio ed il soccorso pubblico e, per giunta, infondendo in quell’immigrato la certezza che l’espulsione reale e concreta è cosa che non lo riguarda; se è anche pregiudicato, alimenterà il suo senso d’impunità, di incertezza della pena e di convenienza alla clandestinità.
Che le norme attuali sull’immigrazione siano di fatto un colabrodo, il Siulp lo sostiene da anni e anni, ma che i poliziotti debbano pagare in fatto di stress e di sicurezza solo per garantire il dato statistico sulla carta, è durissimo da mandar giù e non sostenibile nel tempo, se non ad un prezzo decisamente troppo caro per tutti.

Segreteria Provinciale Siulp Modena
Nella foto il segretario provinciale SIULP


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