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'Così la damnatio memoriae dell'Anpi ha zittito anche mio babbo'

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'Questo 25 aprile, per la prima volta dal 2014, l’amministrazione comunale non ha celebrato nè i brasiliani della Feb nè il Comandante Rossi'


'Così la damnatio memoriae dell'Anpi ha zittito anche mio babbo'

Egregio direttore, gentili lettori,
ci sono dei momenti per gioire, per raccogliersi nella doverosa afflizione e altri meritosi del rispettoso silenzio.
Sabato pomeriggio, durante la Beatificazione di Don Lenzini, era uno di quei momenti che riassumevano degnamente tutte queste emozioni.

Voglio iniziare dal “rispettoso silenzio”, e mi riferisco alla lettera inviata dal presidente dell’Anpi modenese Vanni Bulgarelli, quale occasione migliore 'Nihil est dictu facilius', cioè 'Nulla è più facile che parlare', anzichè tacere nel 'rispettoso silenzio'. Egli avrebbe dovuto ricordarsi prima di scrivere, prendendo le distanze 'dal singolo compagno che ha sbagliato', del perchè siamo passati alla storia come una delle località delimitanti il 'triangolo della morte'. Oppure ricordare il Martire seminarista Rolando Rivi (un bambino di 14 anni torturato e seviziato per 3 giorni sempre da una 'banda partigiana'). O ricordare il compianto don Gregorio Colosio, da poco scomparso, che mai concludeva un’omelia senza una preghiera per il Beato Rolando Rivi.
O il padre dell’onorevole Alberto Ferioli  ucciso a fine della guerra solo perchè esponente liberale e possidente sassolese. O del perchè tra i primi atti del 'compagno' Palmiro Togliatti (detto il Migliore), Guardasigilli e segretario comunista, vi fu l’amnistia per i reati commessi durante il 1943-1945 graziando, in primis, le migliaia  di uomini che erano scappati in Jugoslavia o in Cecoslovacchia alla fine della guerra. E non perchè si vivesse in quei paesi meglio rispetto all’Italia di allora…

Ma vi è anche un momento di gioire. In queto caso perchè si ricorda un Beato che passerà alla storia per aver difeso fino all’estremo sacrificio il suo Credo (anche il mio, e qui debbo dire grazie a mia madre), di testimonianza, ucciso con la motivazione 'Ucciso in odio alla fede di cui era testimone e per questo martire'. Cercavano l’oblio per Lui e per chi si riconosceva in Lui ma hanno ottenuto 'il ricordo eterno'.

E infine vi è il momento dell’afflizione. In questo caso parlo di me. Mio padre, classe 1929, iniziò la sua Resistenza a luglio del 1943 quando lo si vide percorrere la tratta ferroviaria per Verona portando un 'fagoccio' con dei vestiti civili per suo fratello maggiore, allora coscritto di leva (assunse successivamente il nome di battaglia di 'Tom Mix') aiutandolo a scappare dal centro di reclutamento. E continuò quando l’8 settembre del 1943 (data nefasta per l’Italia e per gli italiani) suonò il Campanone di Sassuolo, lui insieme ai monelli di Pontenuovo al seguito del Comandante Giovanni Rossi, dando inizio alla Resistenza nel Modenese (anche se la Medaglia d’Oro al valor Militare toccò alla città di Modena e non a Sassuolo, mio personale pensiero oltre ad essere un fatto storico). E mio padre roseguì la sua Resistenza con la battaglia del Palazzo Ducale dove persero la vita il soldato Ermes Malavasi e il tenente Ugo Stanzione (altri fonti lo danno come componente attivo della formazione partigiana) portando in montagna un camion dell’esercito pieno di armi e munizioni sotto il fuoco del combattimento. Continuò a militare, con il nome di battaglia di “Balilla il ribelle”, giovane quattordicenne, nella formazione del Comandante Giovanni Rossi partecipando alla beffa di Pavullo dove vennero messe 'in mutande' l’intero presidio della Guardia Nazionale Repubblichina e a tutte le altre azioni della formazione del Comandante Rossi fintanto che, a causa dell’opposizione ad accettare il controllo ideologico che il PCI voleva imporre al movimento partigiano con la nomina del commissario politico, non fu barbaramente assassinato ad opera di mandanti dell’allora Comitato del PCI  avvenuto nella notte del 3 marzo del 1943. Proseguì nei vari teatri di combattimenti partecipando alla Repubblica di Montefiorino contribuendo ad isolare la strada provinciale di Gombola facendo esplodere le 'lastre di Gombola' (elementi orografici) impedendo alle colonne tedesche l’uso della via di comunicazione essenziale per espugnare Montefiorino. 
Ha partecipato alla Battaglia di Monte Benedello del novembre 1944 operando nella Divisione Modena Montagna al Comando di Armando (al secolo Ricci Mario il quale, negli anni settanta del 900, gli rilasciò dichiarazione autografa) dove il nucleo tattico comandato dal fratello Tom Mix si oppose alle preponderanti forze tedesche che circondavano la formazione Modena Montagna ed impegnata nel tentativo di guadare il fiume Panaro durante la marcia di trasferimento dall’Appennino modenese verso il fronte bolognese prima dell’ingresso degli Alleati nella città di Bologna.
Da lì, benchè ferito insieme al fratello e agli altri superstiti del suo gruppo, attraversò la linea del fronte della Linea Gotica continuando a combattere inglobato nella F.E.B. brasiliana (Força Expedicionária Brasileira) fino alla fine della guerra affrancando, con la sua formazione, tra le altre località anche Fanano (dove fu ospite d’onore invitato dall’allora Sindaco il 25 aprile 2011 per l’inaugurazione del monumento alla formazione Salvino Folloni che liberò il capoluogo il 20 aprile 1945) proseguendo fino a Maranello, dove su ordine degli Alleati, le varie formazioni partigiane si dovettero attestare in attesa degli ordini superiori.
Mancando da casa dai primi del 1944, dato per morto nella Battaglia di Monte Benedello, si fece prestare una bicicletta e con questa tornò a Sassuolo anticipando i brasiliani che poco dopo l’attraversarono decretandone la liberazione. Partecipò, come giovane Alfiere Porta Bandiera della Divisione Modena Montagna, alla sfilata della Vittoria a Modena nel 1945 (a testimonianza una delle rare fotografie dell’epoca).
Dai primi anni del 2000 è presidente onorario dell’associazione A.L.P.I. (Associazione Liberi Partigiani d’Italia). Fu l’unico, insieme alle sorelle Rossi Ebe e Ines e con il contributo dello storico Giovanni Fantozzi, che si oppose alla damnatio memoriae che colpì il suo Comandante partigiano Giovanni Rossi perchè combattente per la libertà e non per una parte politica (PCI) con iniziative e manifestazioni.
Fino a quando, sotto l’amministrazione sassolese di Caselli, riuscì, a perenne memoria, a ricordare sia i caduti brasiliani, con la realizzazione del cippo votivo a loro dedicato, inaugurato in occasione dell’anniversario del loro ingresso in Sassuolo, ma anche del suo comandante Giovanni Rossi, ed avvenuto il 23 aprile 2014 alla presenza dell’Ambasciatore del Brasile Ricardo Neiva Tavares, dell’Addetto militare brasiliano, dello stesso sindaco Luca Caselli e delle Autorità Militari Civili e Religiose.
Il 2 novembre 2021 fu ospite d’onore in qualità di reduce vivente alla cerimonia celebrativa presso il Monumento votivo militare brasiliano in Pistoia, evento svolto in presenza del Presidente del Brasile Jair Bolsonaro che lo accolse con calore e umanità arrivando a sostenergli il microfono essendo impedito a sorreggerlo, mentre Balilla il Ribelle ricordava ai presenti la sua esperienza di combattente, gli rivolse calorose parole di elogio e ringraziamento, alla fine del suo intervento, per quanto i combattenti italiani avevano fatto insieme ai soldati brasiliani.
L’afflizione, emersa durante la cerimonia della Beatificazione ma ancor di più leggendo la lettera del presidente dell’Anpi modenese, è stato il ricordo dell’altra lettera, a firma dell’ex presidente di Anpi Sassuolo, Antonia Bertoni, quando ha accusato mio padre di essersi 'prestato come docile strumento a costruire una nuova narrazione falsa della liberazione di Sassuolo, con l’intenzione di sottrarre il merito storico alle formazioni partigiane per attribuirlo al corpo di spedizione brasiliano F.E.B. Dietro tutto ciò appare la fantasia ormai distorta dagli anni di un anziano che, lui sì, manipola la realtà costruendo narrazioni che non hanno alcun fondamento, ma che sono utili a chi nascosto dietro di lui ha come fine di gettar fango su Anpi. L’amministrazione comunale, deve garantire che durante eventi ufficiali non si verifichino più situazioni di questo tipo e ci aspettiamo che questo accada già dal 25 aprile prossimo'. 
L'obiettivo insomma era quello di toglierli quella parola che con il sangue si è conquistato nel lontano 1945 essendo “ormai anziano” e condannarlo alla damnatio memoriae, pur essendo un giovane 92enne, se non d’età, certamente nello spirito.
A onor del vero l'Anpi ha ottenuto comunque lo scopo, questo 25 aprile, per la prima volta dal 2014 l’Amministrazione comunale non ha celebrato nè i brasiliani della FEB nè il Comandante Giovanni Rossi alla presenza di Romano Levoni, classe 1929. Nemo propheta in patria.

Salutando Lei e i gentili lettori della Pressa tornando all’inizio della missiva con un augurio positivo e di speranza, che non solo le colpe dei padri ricadano sui figli ma anche i meriti, certamente nella loro memoria, forse meno in quella collettiva.

Gabriele Levoni



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