La tesi del ministro alla Famiglia, Eugenia Roccella, è qualcosa che va al di là del bene e del male.
Qui non è in discussione la triste trasversalità nella Storia della strisciante pulsione antisemita, fatto storico che nessuno mette in discussione. A indignare è la banalità con la quale un ministro della Repubblica descrive i viaggi di istruzione nell'orrore di Auschwitz come 'gite' e la parallela leggerezza con la quale ella tenta di piegare un doveroso ricordo dell'abisso umano a una presunta volontà di parte di condannare il fascismo.
Detto che non servono le leggi razziali per relegare nelle pagine più buie della storia la dittatura fascista, detto che la condanna fascista è semplicemente doverosa ed è anticostituzionale non aderirvi, lascia basiti il lessico da bar sport di un ministro che si approccia a un tema così delicato e doloroso.
Oggi la stessa Roccella ha detto cha andrà in Commissione Segre 'per chiarire le sue parole' e che è stata vittima di 'interpretazione distorta'. In realtà di distorto vi è solo la mentalità con la quale si immagina che un Paese voglia 'incoraggiare' l'antifascismo sfruttando l'Olocausto.
Il problema, lo ripetiamo, è che non c'è proprio nulla da incoraggiare: l'antifascismo dovrebbe essere nel Dna di ogni uomo e donna, di destra o di sinistra o di centro. Invece nell'anno del Signore 2025 siamo ancora qua ad accettare che un rappresentante del Governo dica simili bestemmie, con l'evidente volontà di strizzare l'occhio al più becero revisionismo, senza battere ciglio e stupendosi pure che qualcuno si offenda.
In un Paese normale le dimissioni sarebbero il minimo, ma ormai a forza di invocarle a sproposito, nessuno ne sente più la necessità. Abbiamo gridato al lupo troppe volte senza motivo e ora, nonostante sia impossibile non vederlo, nessuno sembra averne più paura.
Giuseppe Leonelli

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