Sembrano fatti con lo stampino, fateci caso, specie a destra: in larghissima parte legali o studiati in giurisprudenza e economia, sconosciuti o quasi per il curriculum ma ereditieri di migliaia di preferenze che vengono tramandate di elezione in elezione, di generazione in generazione, di amico in amico, di compare in compare, di moglie in marito e di marito in moglie. I dati per vincenti sono sempre silenti, in pubblico. I comprimari possono invece avere qualche sbandamento, qualche lite, qualche moto di ribellione in quella lunga storia che è la vita. E lasciarsi andare a qualche confessione inconfessabile, a qualche sbotto e qualche sfottò contro il leader di turno. Ma poi, richiamati “via chat” all’ovile, rientrano nei ranghi e le polemicucce si spengono. Perché, si sa, meglio non inimicarsi i vertici. Anche perché qualcosa salta sempre fuori, quasi per tutti. E quando il consenso diventa molto ampio i posticini si moltiplicano.
E allora succede che nel mirino 'delle chat' ci finisca chi fa il proprio mestiere di cronista, osservando e dettagliando al meglio quello che accade. Con qualche opinione ogni tanto, non necessariamente nel solco del gradito da chi comanda – siamo mica tutti assunti a Libero e dintorni. Allora iniziano a mugugnare, a lamentarsi, i più riottosi a insultare, arrivano i messaggi trasversali, arrivano amici e parenti a dare manforte sui social, anche chi si lamentava del leader per far vedere che ora è fedele.
Che poi ci si chiede perché a votare ci vada sempre meno gente e le preferenze complessive si siano ridotte a un terzo o meno: perché la gente sembra disattenta, ma è solo disillusa.
Magath

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