Fino almeno al 2014, anno della prima delle due alluvioni (la seconda negli ultimi 10 anni è del 2020), che hanno colpito la provincia di Modena. Con il duo Bonaccini-Muzzarelli al governo di Regione e Comune. Due alluvioni, per la sola provincia di Modena. Seguita da quella devastante della Romagna.
Anno che segnò l'inizio di una svolta nell'azione delle amministrazioni pubbliche che, come risvegliate da un lungo letargo e dal richiamo dei soldi stanziati per l'emergenza, iniziarono a mettere mano, con interventi importanti ma pur sempre tampone e non strutturali. Tra questi l'adeguamento delle arginature sul fiume Secchia per uniformarle ad un livello di sicurezza quantomeno per piene piccole da Ponte Alto a San Matteo e da lì fino alla bassa, solo per fare un esempio. Ma nessuna opera strutturale, ovvero capace di migliorare, sul lungo periodo, la sicurezza idraulica, come quelle che in via prioritaria dovevano e potevano essere portate avanti sul bacino del fiume Secchia ed in particolare sulle casse di espansione, da decenni dichiarate inadeguate per gestire e laminare piene superiori ad un Tempo di Ritorno 20 anni, praticamente piene piccole.
Casse di espansione alle quali si è messo mano, se parliamo di interventi strutturali che nella migliore delle ipotesi hanno tempi di realizzazione di circa 6 anni, solo negli ultimi mesi, ma partendo malissimo.
Detta in altre parole, allo stato attuale la cassa di espansione del fiume, a causa del decennale nulla di fatto, è e continuerà ad essere inadeguata alla protezione del territorio, compreso ovviamente la città di Modena, anche rispetto a piene appena superiori in portata o in tempi di quelle che abbiamo registrato e vissuto nel 2009, nel 2017, nel 2020, nel 2022. Piene piccole ma che proprio per l'inadeguatezza del sistema hanno generato stati di continua allerta. E questo perché i limiti evidenziati da 30 anni dagli ingegneri idraulici, e le prospettive per superarli, quei limiti, sono rimasti lettera morta nei cassetti.
Progetti non elaborati o non realizzati previsti anche per molti reticoli e nodi idraulici della Romagna che se fossero stati realizzati forse avrebbero, come ha indicato indirettamente una illuminante conferenza pubblica (replicata a Modena ed in Romagna), del Professor Stefano Orlandini di Unimore, se non evitato quanto meno limitato i danni. Ad un minor numero di bacini e territori.
Una realtà, anzi una verità, che non è mai emersa, nemmeno nella relazione conclusiva sugli eventi della Romagna, commissionata dalla Regione e che non considerò quegli aspetti legati all'inadeguatezza del territorio sul quale quella grande quantità di acqua è caduta e che i docenti Unimore avevano evidenziato. Verità che non è mai trapelata nei comunicati ufficiali della Regione,. Realtà di fatti (e soprattutto non fatti) capace di evidenziare come il problema non sia, o meglio non sia solo, il numero sempre più ristretto e concentrato, di precipitazioni, anche abbondanti (memorabili i 4,5 miliardi di metri cubi di acqua caduta in Romagna citati come un mantra da Bonaccini smentito dagli 800.000 metri cubi di acqua calcolati dagli scienziati Unimore), ma come queste impattano sul territorio, come diretta conseguenza dello stato di manutenzione del territorio stesso e del nodo idraulico. Territorio che in termini di manutenzione degli alvei e avanzamento di opere idrauliche, in Romagna non era certo in condizioni ideali. Così come continua a non esserlo a Modena. Nonostante chilometri di relazione ne descrivano le criticità.
Ed è così che come succede (facendo un paragone azzardato), con le strade piene di buche, dove anziché fare manutenzione vengono posti i cartelli per limitare la velocità e la soglia di pericolo, ai 30 all'ora, così, di fronte ad un territorio e ad un nodo idraulico non mantenuto e non adeguato, anziché procedere con manutenzione e con grandi opere si abbassa la soglia di allerta, con la conseguenza di portare il livello di normale, nella media (come lo sono le piogge di questi giorni per il periodo), a livello di eccezionale, di allerta, di emergenza, che politicamente rende anche di più.
In politica, infatti, paga più la riduzione del danno che la prevenzione. Perché consente a chi governa di dire, (come ha più volte fatto l'ex sindaco Muzzarelli in consiglio comunale anche dopo il passaggio di piene piccole o piccolissime), di avere agito con forza e fermezza di fronte all'emergenza e, un domani, di avere evitato il disastro e gli effetti di un nuovo evento straordinario (che straordinario non è), dovuto al cambiamento climatico (che in questo caso è solo il cambio di stagione). Pioggia, due giorni di pioggia. Che oggi fanno chiudere le scuole, e obbligano ad andare ai piani alti, e che ieri ci avrebbero a malapena fatto chiudere la finestra.
Gianni Galeotti

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