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Castelfranco, il caso del sindaco Gargano: come denunciare il clima di odio dei social mentre lo si alimenta

Castelfranco, il caso del sindaco Gargano: come denunciare il clima di odio dei social mentre lo si alimenta

Dalla bandiera palestinese, passando per la cittadinanza onoraria a Gratteri fino all'attacco a Biagio Passaro


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Il sindaco di Castelfranco Giovanni Gargano ha costruito negli ultimi mesi una narrazione molto riconoscibile: quella dell’amministratore assediato. Minacce, attacchi, odio politico. Post in cui si dice ferito ma determinato, umano ma resistente, pronto a difendere i valori della Repubblica con il sorriso.
Il problema è che spesso la palla la alza lui, la schiaccia sul muro e gli rimbalza in faccia. Effetto boomerang.

 

Prendiamo gli ultimi episodi: la bandiera della Palestina esposta su un edificio pubblico. Una scelta altamente simbolica e inevitabilmente divisiva, soprattutto in un momento in cui il conflitto mediorientale incendia il dibattito politico. Un gesto che non può essere presentato come neutro o puramente umanitario: è una presa di posizione politica. Legittima, certo. Ma politica.

 

Poi la cittadinanza onoraria al magistrato Nicola Gratteri, proprio mentre infuria la polemica per le sue dichiarazioni su massoni e pregiudicati per il sì. Anche qui il confine è sottile: formalmente un riconoscimento istituzionale; nella sostanza un segnale politico molto chiaro, che inevitabilmente finisce per intrecciarsi con la campagna referendaria.

 

Infine il caso del ristoratore Biagio Passaro. Il sindaco interviene sui social con la metafora del Marchese del Grillo: post moralistico che trasforma una vicenda giudiziaria in parabola civica.
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Ma nel giro di poco nei commenti compare la replica del diretto interessato, che pubblica proprie fotografie con esponenti di primo piano del centrosinistra. E la narrazione si incrina: il moralismo si scontra con la realtà, la storia prende una piega imbarazzante, lo stesso Gargano aggiunge la smentita di Passaro.

 

Boomerang, appunto.

 

Perché la polemica non nasce dal nulla. Nasce da azioni pensate per costruire un profilo politico molto preciso: quello del sindaco-sentinella della Repubblica, custode della Costituzione, difensore della legalità contro i sovranisti, gli influencer di destra, gli arroganti di provincia.
Una figura che somiglia sempre meno a quella dell’amministratore locale e sempre più a quella dell’influencer politico. Un modello ormai diffuso, che in Emilia-Romagna ha l'interprete massimo in Stefano Bonaccini, da Campogalliano a Bruxelles.

 

Il punto è che questa strategia funziona finché il racconto resta coerente. Quando invece le iniziative simboliche si moltiplicano — bandiere, magistrati simbolo, parabole morali sui cittadini — il rischio cresce. Perché ogni gesto che alza il livello dello scontro produce inevitabilmente reazioni, polemiche, contraccolpi.
E allora il paradosso diventa evidente: si denuncia il clima di odio dei social mentre si alimenta continuamente il conflitto che lo genera.

 

C'è poi un aspetto di opportunità: i profili social dei sindaci stanno diventando uno spazio ibrido: formalmente personali, ma di fatto legati alla funzione pubblica.
La legge vieta ai comuni di fare propaganda elettorale nelle fasi pre-elettorali, ma questo divieto viene spesso aggirato proprio attraverso i canali personali degli amministratori. Profili che talvolta sembrano spontanei. Ma che in molti casi sono gestiti da uffici stampa, collaboratori politici, portavoce, a volte gli stessi dell’ente. Non è il caso di Gargano, ma a volte il risultato è una zona grigia: un sindaco parla - e paga - come cittadino o come istituzione?
Magath
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Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della testata.  Ci sono...   

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