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Debacle referendaria, a Modena resa dei conti in Fdi per leadership e poltrone

Debacle referendaria, a Modena resa dei conti in Fdi per leadership e poltrone

Se, col new deal della Meloni, l'obbedienza cieca non è più l'unico valore, se il confronto è possibile e si possono aprire porte e finestre allora tutto cambia


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Assorbita nel più totale e imbarazzato silenzio la debacle referendaria che ha consegnato a Modena uno dei risultati peggiori in Italia per il fronte del Sì, in Fratelli d'Italia sotto la Ghirlandina si aprono le danze per la leadership locale e per la conseguente corsa alle poltrone in vista delle prossime tornate elettorali.

Al momento Michele Barcaiuolo appare ancora alla guida, in virtù del suo rapporto di amicizia personale con Galeazzo Bignami, vera mente del partito e politico di indiscusse capacità. Ma il 'da oggi non copro più nessuno' di Giorgia Meloni potrebbe cambiare equilibri e rendite di posizione fino a ieri apparentemente inscalfibili.

Da tempo sottotraccia nel partito vi sono voci dissonanti nei confronti della gestione del senatore (a partire dalla fallimentare gestione delle amministrative di due anni fa con la quale si è abdicato a costruire una alternanza al Sistema Pd, fino ad arrivare alla 'brandizzazione' partitica di molti eventi dei Comitati referendari per il Sì) e se questi malumori fino adesso sono stati silenziati dall'obbedienza gerarchica che vige in Fdi, il new deal inaugurato dalla premier con le dimissioni imposte a Roma, ha dato forza e coraggio alla corrente critica.


Se l'obbedienza cieca e incondizionata non è più l'unico valore, se il confronto è possibile e si possono aprire porte e finestre, allora tutto cambia.

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Punta di diamante di questa ala 'non allineata' modenese è il deputato Daniela Dondi, unica eletta 'sfuggita' dallo scacchiere di fedelissimi pensato dallo stesso Barcaiuolo. Con l'amico Ferdinando Pulitanò e la moglie Annalisa Arletti in Regione e il fidato Luca Negrini in piazza Grande, Barcaiuolo ha infatti blindato tutte le posizioni di vertice. Scelte legate più alla fedeltà che al merito dei candidati e che hanno portato a esclusioni eccellenti, alcune anche verbalizzate, come nel caso di Roberto Ricco, isolato in Fdi per non adombrare il leader locale e che oggi ha trovato casa in Forza Italia.

Uno schema da 'cerchio magico' al quale - come detto - è estranea solo Daniela Dondi. Certo vicina al ministro Tommaso Foti, la Dondi è soprattutto forte di un consenso e una autorevolezza personale svincolata dalla pura appartenenza a Fdi.

Per questo correva insistente la voce di una staffetta romana tra la stessa Dondi e Annalisa Arletti alle prossime elezioni politiche, con la temporanea promozione in viale Aldo Moro di Simone Pelloni, in vista delle successive elezioni regionali dove - accanto a Pulitanò - la volontà sarebbe stata quella di convergere preferenze su Elisa Rossini.


Se questi erano i piani a lungo termine di Barcaiuolo, la stangata referendaria ha rimescolato le carte.

Non solo la flessione del partito nei sondaggi lascia margini inferiori in termini 'spartitori', ma la sconfitta modenese del 22-23 marzo, frutto in primis dell'astensionismo registrato tra le fila meloniane, ha dato vigore all'azione politica di Daniela Dondi che proverà a giocarsi fino all'ultimo le proprie carte per una conferma a Roma. Molto dipenderà anche dalla legge elettorale e dalla reintroduzione delle preferenze ma se, come sembra, la maggioranza parlamentare non avrà la forza per varare una nuova legge, con l'attuale schema tutto sarà nelle mani di colui che farà le liste. E non è detto che questa figura sia la stessa che ha svolto tale compito quattro anni fa e - come noto - quando cambia l'aria, anche i più fedeli, per amor di carriera, tendono ad adattarsi al nuovo vento.

Giuseppe Leonelli

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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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