Siamo al comizio a sostegno della candidatura di Cirielli alle elezioni regionali in Campania, a Fuorigrotta di Napoli. Sul palco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al suo fianco i vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini e il sempiterno da zero virgola Maurizio Lupi.
Dal pubblico qualcuno intona le note dell'immancabile 'chi non salta comunista è...' e il Capo del Governo italiano, insieme al suo vice Tajani si mettono a saltellare come novelli giullari. Un teatrino da guitti, surreale, che nemmeno la Curva sud si ridurrebbe a fare e al quale, come non bastasse, fa seguito l'impostato Inno italiano con tanto di mano destra sul petto e lacrima che scende al 'siam pronti alla morte'.
Due insulti in una scena sola.
Evocare la compostezza, almeno formale, dei vecchi leader politici è superfluo, inutile anche, per chi è legittimamente di destra, ricordare il profilo e il senso delle istituzioni di Almirante, ma anche il paragone con il più irriverente Silvio Berlusconi appare ingeneroso. Quando il Cavaliere gridava il suo 'siete e resterete dei poveri comunisti' aveva la caratura, il carisma e forse anche la credibilità per non apparire ridicolo. Dietro le sue parole gridate non c'era accenno di pagliacciata, non c'era l'arroganza del potere che deride tutto e tutti, ma c'era la rabbia (non importa se giustificata o meno) per quella che egli aveva vissuto anche come una persecuzione giudiziaria personale.
Ora siamo alla farsa. Il forzista Tajani nel suo vestito grigio da impiegato che prova a saltellare con la grazia di un Filini qualsiasi, la premier che ride sguaiata e salta, indicando il proprio vice con il dito, dimenticando ogni compostezza e ogni decenza. Dimenticando che il Capo del Governo ha il dovere di rappresentare le sensibilità di tutti e che la campagna elettorale per quanto aggressiva non può degenerare nello sberleffo, soprattutto se a farlo è colei che ha il dovere di guidare l'Esecutivo.
E chi dice che anche la Schlein era imbarazzante sul carro del gay pride, chi ricorda che Conte è erede di quei grillini che dal balcone gridavano di aver abolito la povertà, chi sottolinea che Calenda mostra i propri tatuaggi di orgoglio ucraino come un novello maranza...
Giuseppe Leonelli

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