Caratteristiche che certamente rispecchiano l'eccellenza tecnica nel settore militare, che magari esaltano la mente di qualche novello Rambo, ma che dal punto di vista concreto nulla tolgono al fatto che si stia parlando sempre e solo di strumenti di morte. Una follia di fronte alla quale si levano nel nostro Paese sempre meno voci critiche (anche il presidente Anpi ha fatto una mezza marcia indietro), con i pochi 'eretici' che chiedono di non inviare armi che vengono etichettati quando va bene come 'sterili pacifisti' e quando va male come 'filoputiniani'.
Eppure appare così ovvio: la Pace non può essere cercata con le armi, i carrarmati non possono risolvere i problemi e - a differenza del Risiko da tavolo - non si può immaginare di ragionare con le logiche della vittoria e della sconfitta. La Pace - come scrive oggi sul Corriere il Partigiano 95enne Aldo Tortorella - non prevede vincitori e sconfitti. Questo non significa affatto giustificare l'aggressione russa, non significa minimizzare le colpe del presidente Putin, significa solo prendere atto che la strada dei missili e dei carrarmati allarga il baratro, non lo sana. Troppo semplice da capire, troppo difficile oggi da mettere in pratica.
Giuseppe Leonelli

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