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Zelensky ora fa l'elenco delle armi. Ormai la parola Pace è scomparsa

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L'Italia, l'Europa devono prendere atto che non esiste una uscita al di là dell'abisso, oltre il nero dell'inferno non vi è un paradiso segreto. L'unica strada è fare inversione


Zelensky ora fa l'elenco delle armi. Ormai la parola Pace è scomparsa

Pezzi d'artiglieria calibro 155 e munizioni. Proiettili calibro 152. Sistemi lanciarazzi multipli. Mezzi corazzati, carri armati T-72 o l'equivalente americano o tedesco. Sistemi di difesa aerea. Un jet da combattimento...
Oggi il presidente dell'Ucraina Zelensky ha presentato la sua lista all'Occidente. Armi descritte nel dettaglio e raffigurate con una grafica tridimensionale accanto al presidente stesso. Un video che è lo specchio dell'abisso nel quale stiamo precipitando e dal quale l'Europa e l'Italia pensa di poter uscire, continuando ad affondare, perchè ormai tornare indietro si ritiene impossibile. Fors'anche disonorevole.

Un abisso aperto dall'attacco ingiustificabile e gravissimo ordinato dal presidente russo Putin. E su questo occorre essere chiari. Eppure è altrettanto vero che è lo stesso abisso che la Nato guidata (ma sarebbe meglio dire comandata) dagli Stati Uniti pensa di poter sanare allargandone le dimensioni.
La Pace da conquistare con le armi, la Pace da ottenere armando un popolo, civili compresi, la Pace da perseguire aumentando la spesa militare.
Ecco il risultato di questa folle strategia, per parafrasare il Papa. Ecco il risultato di quella standing ovation che il Parlamento italiano in modo acritico ha voluto tributare a Zelensky. Terrorizzata dall'idea di apparire vicina all'aggressore russo, o semplicemente eterodiretta da logiche lontanissime da Roma, l'Italia si è appiattita sulle posizioni dell'Ucraina, dimenticando che così facendo avrebbe finito per danneggiare lo stesso popolo ucraino.
La Pace non si ottiene con la guerra, la Pace non si ottiene con le armi. E non armare l'Ucraina, non assecondare la lista di Zelensky non significa affatto schierarsi con Putin. No, significa solo fermare il circolo vizioso di morte. Significa spezzare la spirale. Tanto è vero che oggi la stessa parola Pace è uscita dal vocabolario del racconto bellico, non la si usa nemmeno più come paravento all'interventismo. Nemmeno come iconico e utopico traguardo delle ormai sempre più rade trattative.

E allora ogni giorno è più difficile, perchè ogni giorno si percorre un gradino verso il basso, ma l'Italia, l'Europa devono prendere atto che non esiste una uscita al di là dell'abisso, oltre il nero dell'inferno non vi è un paradiso segreto, ma vi è solo altro inferno. Altri gironi ancor più lugubri e infestati di demoni. L'unica strada è fare inversione. Tornare indietro. Rinunciare a un orgoglio malato e ammettere quello che è chiaro anche a un bambino: la Pace si costruisce con la Pace. Che non significa arrendersi, non significa tantomeno giustificare l'invasore russo, ma significa trattare, mediare e lavorare a una soluzione che non siano i missili e i lanciarazzi e i carri armati e gli aerei da combattimento. Non vi è altra strada che risalire dall'abisso dalla stessa scala che si è percorsa per sprofondarvi. E più si posticipa questa retromarica, più l'inevitabile percorso a ritroso sarà gravoso per tutti.
Giuseppe Leonelli



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