Gentile Direttore,
secondo il consigliere Trande le baby gang esisterebbero più nella propaganda che nella realtà. È una tesi rassicurante, soprattutto per chi pratica l’obbedienza cieca, pronta e assoluta: prima si accetta la linea, poi — se resta tempo — si guarda la realtà.
Il meccanismo è noto. Se un fatto disturba la narrazione, non si discute il fatto: lo si riduce a percezione. E così le aggressioni diventano “disagio”, le rapine “costruzioni mediatiche”, le violenze un problema di lessico.
Peccato che la realtà non legga i comunicati e non rispetti le consegne. Le botte continuano a fare male anche quando vengono dichiarate sociologicamente irrilevanti.
Resta poi una contraddizione elementare: se il fenomeno non esiste, perché combatterlo con progetti e fondi pubblici? O non esiste — e allora si ammetta lo spreco — oppure esiste — e allora la si smetta di negarlo.
Guareschi ricordava che l’obbedienza assoluta è il modo più elegante per smettere di pensare. Qui l’effetto è evidente: si nega l’ovvio per non disturbare la linea.
Ma la realtà, come la storia, non obbedisce. E quando viene ignorata, prima o poi presenta il conto.
Con disciplinata perplessità.
Lettera firmata


