Opinioni Lettere al Direttore

Malori, aumento dei casi iniziato prima dell'avvio della vaccinazione

Malori, aumento dei casi iniziato prima dell'avvio della vaccinazione

Nelle prime fasi della pandemia la Società Italiana di Cardiologia ha pubblicato, sull’European Heart Journal, uno studio che mostrava un aumento di tre volte della mortalità per infarto miocardico. Tutto questo un anno prima dei vaccini


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Caro Direttore,

leggiamo sempre più di frequente sulle sue pagine di malori improvvisi legati  - detto e non detto – ai vaccini. Ed è un po’ vero: esistono molti studi che dimostrano che il vaccino accresce il rischio di problematiche cardiovascolari, quali miocarditi e infarti. Uno, recente, del Ministero della Salute Israeliano ha dimostrato che esiste un rischio di miocardite più alto nei giovani maschi vaccinati – anche intorno a 1 su 5'000 negli uomini fra 16 e 24 anni. Ma in generale si tratta di incrementi lievi: tutti gli studi ufficiali pubblicati trovano eccessi di miocarditi nei vaccinati intorno a 1 su 100'000 persone, con picchi di 1 su 10'000 persone in base a sesso, età e tipo di vaccino. Restando in Israele, non trova invece riscontri scientifici seri - nonostante il grande risalto mediatico ottenuto - lo studio pubblicato su Nature Scientific Report (che non è Nature Medicine) su un aumento del 25% del rischio nei plurivaccinati.

Esistono però molti studi che legano l’aumento del rischio di patologie cardiovascolari all’aver contratto la malattia stessa, non tanto al vaccino.
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Uno studio pubblicato - questo sì - su Nature Medicine, condotto su più di 150mila pazienti guariti dal Covid-19 confrontati con oltre 5 milioni di persone sane, mostra un eccesso di 4 ictus e di 12 scompensi cardiaci ogni 1’000 persone, rispetto a chi non ha avuto il Covid-19. Anche in chi ha meno di 65 anni e senza fattori di rischio come obesità o diabete.

La pandemia ha anche causato - fra mancate programmazioni e scelte emergenziali – una forte penalizzazione delle cardiologie, con la diminuzione delle angioplastiche, delle ablazioni, degli impianti di valvole, pacemaker, defibrillatori, degli ECG e dei test da sforzo. Con tutte le ovvie conseguenze. Non va poi dimenticata la base di partenza: nel 2017 in Italia i casi di morte per problemi cardiovascolari sotto i 50 anni sono stati circa 2'300, 6 al giorno, 1% dei 230'000 casi complessivi.

Va infine ricordato, caro Direttore, che nelle prime fasi della pandemia la Società Italiana di Cardiologia ha pubblicato, sull’European Heart Journal, uno studio che mostrava un aumento di tre volte della mortalità per infarto miocardico. Tutto questo un anno prima dei vaccini.

Roberto Benatti 
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