Opinioni Lettere al Direttore

Turismo forzato e ostentato: una triste umanità errante e tatuata

Turismo forzato e ostentato: una triste umanità errante e tatuata

In tutto questo bailamme non rimane nulla del piacere della scoperta, dell’apprendere davvero, del gusto di approfondire, capire, studiare...


2 minuti di lettura

Gentile Direttore,
desidero rappresentarle il mio pensiero in merito alla ormai fastidiosissima invasione ferragostana, ma non solo purtroppo, di orde di detestabili pseudo turisti.
Sempre più nel corso degli anni ho assistito a questo indecoroso spettacolo. Un benessere economico diffuso, sospinto artatamente dalla televisione prima e dai social negli ultimi 10 anni, hanno dato la possibilità a quasi tutti di credere che sia sufficiente girare a caso la nostra Nazione, ma pure il mondo intero, per diventare dei 'provetti Piero Angela', persone consapevoli ed informate ma soprattutto persone che traggono un qualche arricchimento interiore e personale da questo peregrinare.

Una moltitudine di tatuati inconsapevoli (sì perché senza almeno un tatuaggino non sei nessuno), presa dalla frenesia del moto perpetuo dell’andare, del fare, del vedere, invade permanentemente ogni luogo, dal mare alla montagna, dai musei alle città d’arte per passare al borgo del borgo più bello (anche qui spinta da programmi televisivi).
Andare, andare, andare, perennemente andare per poi raccontare e mostrare. Mostrare proprio nel senso letterale, cioè dare mostra di quanto si è girato, visto, e - ovviamente - fotografato. Con migliaia di fotografie, video, story da pubblicare od ogni piè sospinto, che sia mai rimanga una piccola briciola di vissuto privato.

E gira, e gira, e mangia, e mangia, e barche, auto e moto e aerei.
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Presi da un incontenibile ballo collettivo del turista. E’ così a Ferragosto, è così a Natale, a Pasqua, per tutti i santi ponti e per tutte le volte che una giornata di riposo sul calendario si presenta all’orizzonte.
Biglietti aerei comperati un anno per l’altro, traghetti pure, treni riservati con sei mesi di anticipo.

Ovviamente ogni generalizzazione falsa la verità, ma complessivamente quello che questo quadro di moto perpetuo restituisce è un profondo senso di superficialità. L'impressione è che - al di là degli slogan - chi pratica un turismo consapevole sia una assoluta minoranza. Viceversa sembra che l'importante sia andare in giro senza approfondire nulla. Il massimo sforzo riservato all’apprendimento è dato dal leggiucchiare qualche post qua e là, dall’amico che ci è già stato e ha raccontato la sua esperienza. Più raramente, leggendo le didascalie che non sempre si trovano in prossimità di monumenti e luoghi di interesse.

In tutto questo bailamme non rimane nulla del piacere della scoperta, dell’apprendere davvero, del gusto di approfondire, capire, studiare la storia di località sconosciute, le abitudini, le usanze.
Non rimane nulla di profondo per la nostra anima, di quell’essenziale nutrimento da gustare e assaporare prima e dopo.
E’ solo un’orda fastidiosissima di umanità errante, ignorante e tatuata.

Lettera firmata
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