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Come e dove si produce energia elettrica in Europa

Come e dove si produce energia elettrica in Europa

Dal modo in cui ogni Paese produce l'energia elettrica, per il proprio fabbisogno e per l'esportazione, possiamo comprendere di che tipo di Paese si tratta


3 minuti di lettura


Open Power system data è una libera piattaforma di open data per l’analisi e la modellazione di sistemi di produzione energetica. Un team di ricercatori svizzeri e tedeschi, ha inserito nella piattaforma un database che raccoglie le principali centrali elettriche presenti in Europa.

Dal modo in cui ogni Paese produce l’energia elettrica, per il proprio fabbisogno e per l’esportazione, possiamo comprendere di che tipo di Paese si tratta: se virtuoso o inadeguato. In Italia, ad esempio, troviamo principalmente centrali basate su fonti fossili. Spostandoci però verso il nord, e raggiunte le Alpi del Trentino, è abbastanza visibile il ricorso alle fonti rinnovabili, basato sull’idroelettrico e sull’eolico. La Francia ricorre soprattutto alle centrali nucleari, facendo del Paese transalpino, assieme ad altri Paesi europei, un forte esportatore di energia elettrica.

Regno Unito e Spagna, ricorrono per un quarto alle centrali nucleari e per il resto a fonti fossili e rinnovabili.

Un Paese virtuoso

Procedendo nella lettura dell’articolo, sono certo che il lettore sarebbe disposto a scommettere cifre ragguardevoli nel fatto che l’Italia non rientra sicuramente tra i Paesi virtuosi. La scommessa sarebbe persa. L’Italia produce circa l’86% del proprio fabbisogno energetico.

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Più di due terzi provengono da centrali termoelettriche che bruciano combustibile in gran parte importato da Russia, Algeria e Libia, mentre meno di un terzo proviene da fonti rinnovabili (centrali idroelettriche, fotovoltaico, centrali a biomasse, eolico e geotermico). Il restante 14% lo importiamo per la metà dalla Svizzera, per un terzo dalla Francia ed il resto da Slovenia e Austria.

Un settore che riveste un ruolo importante nell’economia del nostro Paese. Nel 2017 sono stati realizzati investimenti per circa 7 miliardi di euro, sull’efficienza energetica, portandoci ad essere uno dei Paesi che ha maggiormente ridotto i consumi elettrici nazionali (-14 per cento) insieme a Spagna e Regno Unito. La transizione energetica pare avviata, grazie anche all’approvazione della nuova Sen (Strategia energetica nazionale) e la decarbonizzazione del settore energetico. Sulla produzione di energia da fonti rinnovabili l’Italia si posiziona al 3° posto in Europa, dopo Germania e Francia, con un trend di sviluppo di sicuro interesse.

Si investe molto sui combustibili fossili

Purtroppo però i Paesi ad “economia avanzata” spendono ancora enormi risorse per finanziare l’industria dei combustibili fossili. Gli stati membri del G7, oltre a non aver raggiunto un accordo all’ultimo incontro del G7 in Canada, non sono nemmeno riusciti a tagliare i sussidi all’industria dei combustibili fossili. Al di là

delle tante buone intenzioni per limitare i cambiamenti climatici, uno studio condotto da Overseas development institute (Odi)– un think-tank indipendente – ha dimostrato come, nonostante la maggior parte dell’opinione pubblica lo ignori, le fonti tradizionali continuino a spostare importanti risorse pubbliche in tutti i Paesi delle sette maggiori economie avanzate degli Stati Uniti, Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia e Italia. Secondo lo studio realizzato da Odi, si stima che i Paesi del G7 forniscono ogni anno ai settori del petrolio, del gas e del carbone, sussidi per circa 100 miliardi di dollari. Un dato che va nella direzione opposta rispetto agli impegni che gli stessi governi si sono presi per sostenere l’energia pulita e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Ecco perché è importante che l’Europa Unita esista. Ed ecco perché è importante esserci.

Andrea Lodi

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