Secondo l’inglese MI6, ormai non più agenzia di spionaggio militare ma magazine al servizio della propaganda, i russi non hanno più mezzi da mandare al fronte e sono agli sgoccioli anche come soldati, tant’è vero che vanno a reclutare uomini nelle carceri. Il Presidente Zelensky conferma, dicendo che l’Armata Russa ha già perso più di 30 mila unità.
Si sa che in guerra la prima a morire è la verità, ma qui ci troviamo di fronte a baggianate che non possono essere credute neppure dal più ingenuo e disinformato cittadino europeo. Basterebbe interrogare il web sulla consistenza dell’esercito di Mosca per scoprire che conta circa 900.000 soldati effettivi, che raggiungono i 2 milioni con i riservisti. Eppure, abbiamo letto anche su quotidiani nazionali di nobile e antico lignaggio che a sparare nel Donbass ci vanno i ragazzini di 18 anni, provenienti dalle lande più lontane dell’immensa Russia, perché i soldati di carriera ed esperti nel combattimento sono ormai finiti.
Se poi volessimo fare un passo indietro nella Storia, dovremmo ricordare che la Rivoluzione bolscevica scoppiò a causa di un Paese in ginocchio, dove il problema non era accendere o tenere spento il condizionatore, ma riuscire a mangiare qualcosa.
Tuttavia, oggi ascoltiamo dal Presidente Zelensky affermare che l’Armata Russa ha finito gli uomini. Sono informazioni false, dirette agli ucraini che ancora combattono e devono credere che la vittoria è ormai prossima.
Stessa strategia quando si menzionano i mezzi di trasporto, i carri armati, gli obici russi che risalgono alla Seconda Guerra Mondiale. Ma Mosca non è in grado di sostituire quelli colpiti? Certamente sì. Due mesi fa, un decreto consentiva all’industria bellica russa di passare a due turni di lavoro e dai primi di giugno sono passate a tre: queste fabbriche non si fermano mai. Forse è più veritiero Putin quando afferma che l’Armata Russa non ha neppure iniziato a fare qualcosa di serio e avanza lentamente per evitare inutili massacri della popolazione.
A proposito di questo, una notizia veramente significativa è stata abilmente scartata dai nostri media.
Due settimane dopo l’inizio dell’invasione di Mosca, in una casa di cura nella regione di Lugansk, morirono decine di persone a causa dei missili russi. È quanto ha stabilito un rapporto dell’Onu, secondo l’agenzia Associated Press. Nell’ospizio c’erano soprattutto anziani e disabili, che rimasero intrappolati all’interno, senza luce elettrica e acqua, quando i i soldati della repubblica indipendentista assalirono la struttura, vicino al villaggio di Stara Krasnyanka. Lo scontro provocò un incendio, che intrappolò all’interno quanti erano allettati.
Subito dopo l’attacco, Zelensky accusò Mosca di aver causato la morte di oltre 50 civili, ma oggi l’ONU cancella questa versione: pochi giorni prima dell’attacco dell’11 marzo, i soldati ucraini presero posizione all’interno della casa di cura, non permettendo ai civili di mettersi in salvo e rendendo l’edificio un bersaglio.
Il rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite
Perchè questa disinformazione che, a differenza della prima, era rivolta al mondo occidentale? La risposta è tanto semplice quanto ovvia: stiamo affrontando la più seria crisi economica della nostra Storia, aggravata dalle sanzioni. Migliaia e migliaia di italiani stanno perdendo il lavoro, la casa perché non riescono a pagare il mutuo e neppure le bollette e non si può accettare che il governo invii milioni di euro a Kiev, affinché possa pagare i mercenari. Solo una nobile causa e l’odio verso un nemico alle porte di casa, pronto a invaderci, può giustificare questa scelta. E così è stato.
Nelle guerre non ci sono santi da una parte e diavoli dall’altra; sono una fucina di orrori ed è anche per questa ragione che mai dovrebbero essere cominciate.
Massimo Carpegna
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