Opinioni Parola d'Autore

Ha ragione Ichino. 'Putin ha già perso'

Ha ragione Ichino. 'Putin ha già perso'

'Nell'Europa odierna l'egemonia non si ottiene più con i carri armati'


3 minuti di lettura

Ho letto e condiviso molte delle osservazioni espresse dallo storico e commentatore politico Pietro Ichino, docente universitario, sulla aggressione russa dell'Ucraina, che riporto nei suoi passi salienti, a partire dalla sua prima considerazione: “Nell'Europa odierna l'egemonia non si ottiene più con i carri armati”.

Sembra una affermazione ovvia e scontata visto che continuiamo a ripetere che il Vecchio Continente è in pace da un'ottantina d'anni, ma non lo è e infatti Ichino la spiega così: “Il capo del Cremlino ha certificato la grave debolezza politica e culturale del suo Paese nel momento in cui ha mostrato i muscoli per impedire una possibile adesione dell'Ucraina alla Alleanza atlantica”. Aggiungendo che “l'evoluzione culturale del 21esimo secolo ha archiviato l'idea che un Paese possa far valere i propri interessi schiacciandone un altro con la forza delle armi: il crollo dell'Unione Sovietica nel 1989 è avvenuto in conseguenza dell'incapacità del sistema  politico-militare dell'Urss di mantenersi in piedi con la sola forza delle armi, avendo perso il confronto con l'Occidente sul piano del benessere diffuso, dell'equità, della  libertà delle persone, della democrazia politica.
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La pretesa di una nazione di imporsi su un'altra con questi mezzi certifica  la sua debolezza,  la sua inettitudine, la sua incapacità di stare al passo coi tempi”.

Poi Piero Ichino allarga il suo ragionamento aggiungendo che “il capo del Cremlino è preda di una pericolosa frustrazione per la perdita della egemonia russa su quelli che erano stati considerati per anni paesi 'satelliti' fino al 1989, prima del crollo del Muro di Berlino e quindi del Comunismo, ovvero Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Ungheria, tutti paesi che appena hanno potuto si sono rivolti  spontaneamente all'Occidente con una vera e propria debacle geo-politica  in conseguenza di una migliore condizione di vita e di lavoro nei sistemi democratici dell'Occidente rispetto al sistema sovietico. E ora il 'novello' zar paga questa frustrazione con una ulteriore sconfitta cui andrà incontro nella prova di forza tentata in Ucraina”.

La Resistenza di quel popolo alla invasione dei militari russi ha sorpreso tutti, forse lo stesso dittatore russo, che non si aspettava una reazione cosi vasta, decisa e dignotosa da parte di un popolo che è sceso in  trincea per difendere la sua autonomia e la sua indipendenza dopo anni di vassallaggio politico e militare agli ordini dell'Urss e costrettovi dal Patto di Varsavia.

In questa sua impietosa disamina sull'uomo-solo che comanda al Cremlino, Ichino non è solo perchè altri uomini di cultura, storici, scrittori, giornalisti, hanno ricordato in questi giorni le origini 'politiche' di Putin che non depongono certamente a suo favore.
Egli infatti esce dalla scuola di partito del Pcus fino a diventare ufficiale del Kgb, la polizia segreta di Mosca e ufficiale di collegamento con la Stasi, la polizia politica della Germania dell'Est. Di qui l'ineluttabilità di decisioni totalitarie come quella della invasione dell'Ucraina, del tutto immotivata, un vera e proprio attentato alla democrazia di un Paese indipendente, un attacco inaccettabile ai valori morali che stanno alla base della convivenza civile. E che col suo gesto insensato ha rafforzato sempre più l'unione tra gli Stati europei, l'Unione politica, la Nato e rinsaldato i vincoli di amicizia con gli Stati Uniti. Una strategia che si sta dimostrando un vero e proprio disastro sul campo ma anche come immagine sua e del suo Paese.


Cesare Pradella
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Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

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