Per noi non finisce mai il tempo dell'ascolto e della discussione, ma è ora di una sollevazione democratica contro una serie di prese di posizione in libertà che espongono ignoranza dei fatti, malafede, con la pretesa di rappresentare il popolo.
Cominciamo a parlare di immigrazione e di paure vere e presunte che vengono issate per andare sui giornali o a far gara per arrivare davanti a una telecamera.
A Modena e provincia ci sono migliaia di immigrati. Molti di questi con famiglie lavorano, fanno sport, frequentano chiese e moschee. Molte cooperative svolgono il loro lavoro - anche piccole coop, Caritas, associazioni di volontariato, Croce rossa, Croce verde - sviluppano interventi culturali, prospettano lavoro, danno casa, coordinano servizi sanitari e sociali con risultati encomiabili per tutti.
Nei nostri campi lavorano indiani, nel commercio pachistani e africani, nei ristoranti, nei servizi agroindustriali, nella distribuzione dei pacchi e nella logistica svolgono un lavoro importante che non toglie a nessuno le opportunità.
Nelle università come negli istituti superiori ragazzi e ragazze stranieri ci sono. Prima domanda: pensiamo che il nostro popolo non veda e non partecipi a questa integrazione spontanea e civile?
Ci sono altri che ancora viaggiano giornalmente in giro per la città e nei paesi con telefonini accesi e biciclette scassate. Fanno paura e sono gli unici a far paura o a delinquere? Non giochiamo con le bugie. Piuttosto diciamo che la nostra società, vecchia e immalinconita chiusa in casa o in fuga ai monti e al mare, in gita nei fine settimana, dimentica nella fretta di farsi i soli affari propri, di guardare.
Guardare dove? Davanti alle chiese o i volontari in servizio per le feste o nelle fabbriche dove questa gioventù crea orgoglio e ci fa dire che c'è un popolo di piagnoni - piu o meno politicizzati - che nella paura sguazza e fugge dalla responsabilità democratica e twitta.
C'è un problema di ordine pubblico, c'è la necessità di applicare leggi e regolamenti severamente? Abbiamo una struttura di forze dell'ordine adeguata e va sostenuta nella repressione e nella punizione. Ma quei sindaci di sinistra che inseguono la lamentela pensando di risolvere il problema con le telecamere senza equilibrare gli interventi con politiche sociali più probe e attive aiutano gli estremismi, non aiutano la pace sociale.
Per questo è giunta l'ora di sfidare i leghisti sul loro terreno: se intendono giocare le loro carte politiche sulla immigrazione in una provincia come la nostra non hanno molto futuro.
E noi riformisti dobbiamo sfidare in campo aperto sia i leghisti che quei sindaci di centro sinistra che, svegliatisi dal sonno, inseguono la società dei divieti e non la società aperta e fiera delle sue leggi e delle sue libertà.
Cosi si stoppa Salvini - non in quanto ministro, portatore di una prospettiva societaria - ma in quanto segretario di un partito che confligge con la storia democratica.
È su questo che propongono i movimenti civici di Roma e di Torino, degli studenti e delle donne. Stiamo con loro senza simboli ma non rinunciando mai ai principi di vita civile che ci siamo conquistati. E dobbiamo riconquistare i nostri anziani che troppo spesso dimenticano il loro dovere di continuare a dare dimostrazione di educazione civica e preferiscono dare dimostrazione soltano di saper giocare a carte. Con grande affetto e rispetto della socialità che una partita a carte può donare il pomeriggio.
Paolo Cristoni


.jpg)