Chiedendo i pieni poteri agli italiani Salvini ha confermato il divorzio con i Cinquestelle e si è presentato extra ufficialmente come candidato alle prossime elezioni. Dopo 14 mesi di governo, l’alleanza gialloverde attraversa una crisi che sembra essere senza ritorno. Lo scambio di battute tra gli esponenti del Movimento e il Ministro degli interni annuncia una separazione quasi imminente tra il M5S e la Lega. Al di là delle motivazioni formali e ideologiche che separano la Lega e il M5S, le analisi delle ultime ore indicano una convergenza tra l’innescarsi della crisi e un momentum politico alla Lega. In effetti, al di là dei momenti difficili che negli ultimi giorni si sono verificati nel seno della maggioranza, il fatto che il governo debba saltare in aria proprio quando Salvini supera oltre il 36% nei sondaggi, ha dato piede alle dichiarazioni in cui Di Maio ha accusato il leader del Carroccio di far prevalere i sondaggi sull’interesse nazionale.
Al di là della versione ufficiale del Vice Premier secondo cui sarebbero stati i “troppi no” a dividere le strade degli alleati, la correlazione tra i sondaggi e l'aggravarsi della crisi indica chiaramente l'intenzione di tornare al voto il prima possibile per formare un governo a trazione leghista. A confermare questo desiderio sono state le stesse dichiarazioni rilasciate da Salvini dopo il comizio a Pescara, nelle quali il Ministro degli interni ha chiesto i pieni poteri agli italiani.
Dopo essere riuscito - grazie anche alla complicità dei pentastellati e l'inerzia delle opposizioni - a far girare l'intero dibattito politico intorno a sé stesso, il prossimo step del leader della Lega sembra essere quello di monopolizzare il governo stesso. Premesso che il potere è la meta ambita da ogni politico e che quella di governare non è altro che l'aspirazione legittima di ogni leader in circolazione, il fatto di manipolare i tempi per innescare una crisi che porti a nuove elezioni soltanto perché si gode di un buon momento nei sondaggi mette a repentaglio la credibilità di un sistema politico che, in questi tempi, si sta rivelando molto fragile.
La prima di queste fragilità si mette in evidenza nel momento in cui un leader carismatico cerca di imporre sé stesso sull'azione del parlamento: stiamo parlando della personalizzazione del dibattito portata avanti non solo da Salvini, ma anche da Renzi e Berlusconi durante i loro rispettivi governi.
Alla luce di queste fragilità, se questo agosto caldo ci portasse a nuove elezioni, varrebbe la pena chiedersi: potrà resistere il Parlamentarismo alle pretese di chi vuole i pieni Poteri per sé? E poi, riuscirà il proporzionale italiano a portare i partiti dalla frammentazione al compromesso?
Estefano Tamburrini

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