I voti favorevoli sono stati 553, i contrari 14 e gli astenuti due.
L'approvazione della riforma del taglio dei parlamentari è una grande vittoria per il Movimento 5 Stelle, partito che deve la sua ascesa a una narrazione anti-politica per cui i parlamentari sono una casta parassita che con i suoi privilegi drena risorse che potrebbero essere spese per risolvere i problemi del paese. Quale miglior modo per esautorare la casta parlamentare se non quello di ridurla numericamente? Questa è la riforma simbolo dei 5 Stelle. Il trionfo della demagogia populista che aizza le folle, pur con qualche ragione, contro una casta autorefenziale rinchiusa nel palazzo. Curioso che essa venga approvata proprio nel momento in cui i pentastellati hanno completato il loro processo di metaformosi: da movimento che vuole entrare nelle istituzioni per rivoluzionarle e avvicinarle al popolo a partito che ha perfettamente compreso i meccanismi della repubblica parlamentare proporzionale e li utilizza per rimanere al governo ed evitare una chiamata alle urne che risulterebbe in una sicura e cospicua perdita di seggi.
Per quanto riguarda il Partito Democratico – l'altro azionista principale della maggioranza – esso ha votato a favore della riforma sebbene in precedenza si fosse detto contrario. Il partito di Nicola Zingaretti si rimangia la parola per non intaccare la fiducia tra i partner della maggioranza.
La riforma approvata a Montecitorio cambia notevolmente l'aspetto del parlamento, istituzione cruciale di qualsiasi democrazia liberale, specie se di tipo parlmentare. Esso perde oltre il 30 per cento dei suoi seggi.
Secondo il Movimento 5 Stelle la riduzione dei parlamentari risponde a due scopi: rendere più efficienti i lavori parlamentari; ridurre i costi delle istituzioni.
Ora, premesso che l'equazione meno uguale meglio è totalmente campata in aria e che il denaro risparmiato con questa riforma è poca cosa rispetto a quello che si potrebbe risparmiare con altri tipi di provvedimenti, occorre chiedersi: dal punto di vista istituzionale, il problema della Repubblica Italiana è dato da un eccessivo numero di parlamentari? L'inefficienza delle istituzioni dipende dal numero dei parlamentari?
La risposta a queste due domande è facilissima se si osserva il numero di governi che si sono susseguiti dal 1948 a oggi. Nessun governo ha completato una legislatura e molto spesso le legislature non sono arrivate alla scadenza.
Il continuo avvicendarsi dei governi è intrinseco alla nostra Repubblica e si tratta di un difetto che pregiudica l'efficienza delle istituzioni e il peso del nostro paese in politica internazionale. Riformare radicalmente il sistema politico cercando di aumentarne la stabilità (allora sì che si potrebbe davvero parlare di Seconda Repubblica) è compito arduo e rischioso. Per il politico che segue questa via riformista radicale la posta in gioco è la carriera.
La riforma voluta dai 5 Stelle contribuisce a risolvere il vero problema istituzionale dell'Italia? No, d'altro canto questo non è mai stato il suo scopo dichiarato. Al netto delle motivazioni ufficiali offerte dai pentastellati, la riforma appena approvata giunge come manna dal cielo per un partito che è stato prosciugato dal suo primo anno di governo.
Massimiliano Palladini

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