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Alla scoperta della tecnologia CCUS

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Per un futuro low-carbon servono i sistemi di cattura e sequestro del carbonio


Alla scoperta della tecnologia CCUS

Saranno anche tecnologie sperimentali a oggi economicamente poco sostenibili, come ci ricorda il documento firmato dall’Italia in occasione di COP26 con oggetto “I combustibili fossili non abbattuti”, eppure sono il futuro per un pianeta veramente green. Stiamo parlando dei sistemi di cattura e sequestro del carbonio, anche conosciuti con l’acronimo CCUS, i quali stanno per entrare a far parte di quella famiglia di strategie volte a contrastare la crescente concentrazione di CO2 nell’atmosfera, nel loro caso attraverso il confinamento geologico dell'anidride carbonica. Non ne fanno ancora parte perché costosi, e soprattutto perché vi sono alcune problematiche da superare per la loro effettiva implementazione su larga scala. Ma andiamo con ordine spiegando in primis cosa sono questi sistemi di cattura e sequestro del carbonio.


Provando a semplificare, visto che l’argomento non è certo dei più semplici, essi sono nient’altro che tecnologie di ultima generazione in grado di confinare CO2 in forma liquida prima che venga prodotta nell’atmosfera all’interno di formazioni geologiche. Sfortunatamente la CCUS nella sua azione di confinamento soffre di due problematiche per ora irrisolte: il rilascio improvviso di anidride carbonica dovuto a improvvisi eventi geologici che causano la modifica delle strutture di contenimento, ovverosia quelle formazioni geologiche di cui è stata fatta sopra menzione, e l’impossibilità di trattenere l’anidride carbonica in eterno (a oggi non è infatti possibile garantire che non vi saranno nel tempo i cosiddetti “rilasci silenziosi”). Dunque i sistemi di cattura e sequestro del carbonio in questo momento non sono ancora la soluzione vincente per contrastare il fenomeno del surriscaldamento climatico, anche perché economicamente poco sostenibili, essendo presenti non certo ovunque nel mondo ma solo in alcuni luoghi specifici. La buona notizia è che non manca molto prima che questa tecnologia possa essere applicata ovunque. Dunque non ci resta altro che attendere, anche se come ha detto giustamente il Premier Boris Johnson manca ormai un solo minuto alla mezzanotte.

Una soluzione ponte entro il 2030
Se è vero che la tecnologia CCUS non è ancora affidabile al 100%, per le problematiche di cui vi abbiamo parlato nel precedente paragrafo, è però vero che grazie alla ricerca e agli studi di questi ultimi anni relativi alla cattura e al sequestro del carbonio è possibile ipotizzare un suo successo a livello applicativo su larga scala nel medio periodo. Insomma: al massimo entro il 2030, il CCUS potrebbe essere una “soluzione ponte” in grado da un lato di contrastare il fenomeno della propagazione dei fumi di combustione delle fonti fossili e dall'altro lato di affiancare le rinnovabili verso quella transizione green che oggi non è ancora pienamente possibile. E non è ancora pienamente possibile perché le tecnologie che hanno a che fare con l'eolico e con il solare devono ancora superare il ripido scoglio dovuto alla loro bassa densità energetica, rispetto ad esempio al carbone o al nucleare, che comporta un grande consumo di territorio indispensabile se si vogliono installare parchi eolici o fotovoltaici. Ecco che nell'attesa che si possa trovare una via d'uscita, un futuro low-carbon può comunque esistere proprio grazie ai sistemi di cattura e sequestro del carbonio. E finalmente eventi mondiali come la Giornata della Terra, o anche il Festival dello Sviluppo Sostenibile, acquisteranno maggior senso, perché dopo tanti proclami si sarà passati all'azione, un'azione concreta merito anche del CCUS. Se tale affermazione sembra fin troppo ottimistica, forse è perché in questo momento i sistemi di “carbon capture, utilisation and storage” sono sia poco conosciuti da parte del grande pubblico sia poco utilizzati nel mondo, per lo più in alcune aree circoscritte dell'America del Nord e dell’Oceania.

In Italia, Eni


In Italia Eni è impegnata da anni in progetti che hanno a che fare con i sistemi di cattura e sequestro del carbonio. In particolare quest’azienda sta lavorando per poter creare, un giorno non molto lontano, il più grande hub europeo per il confinamento della CO2. Un’ottima iniziativa e al tempo stesso un obiettivo ambizioso che potrebbe offrire un contributo importante alle vittorie seppur parziali di COP26.


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