Il settore dello spettacolo ha delle difficoltà tali che al momento non vediamo possibilità di ripresa. Tutti gli eventi sono stati cancellati o rimandati, probabilmente al 2021, ma non sappiamo quando si potrà realmente ripartire, la gente poi si dovrà riabituare, dovrà dimenticare la paura, i tempi potrebbero essere molto lunghi. Anche se si dovesse trovare una cura o un vaccino, diciamo a fine anno, potrebbe saltare anche la prossima estate perché questi eventi richiedono tempi di programmazione piuttosto lunghi; in questo momento vediamo un futuro piuttosto fosco.
Se non ci sono spettacoli ne soffre anche il turismo, al quale spesso sono collegati; pensate al turismo senza musica, senza divertimento, chi viene a visitare un paese senza lo spettacolo? Inoltre non viene pagata la SIAE, la quale non può ridistribuire agli autori. Il nostro mondo dello spettacolo va aiutato subito, molti dei nostri associati non hanno diritto neanche ai 600 €, siamo invisibili. Tra l'altro l'età media di chi lavora in questo settore è bassa, tanti giovani rischiano di rimanere in mezzo alla strada.
Appena possibile dobbiamo ripartire in una maniera più seria, con una vera legge dello spettacolo, il Governo deve fare uno sforzo, la legge 4 del 2013 già ci riconosce ufficialmente, deve ascoltarci. I sindacati invece ci chiamano per il Primo Maggio, ma durante l'anno tutelano solo i dipendenti dei teatri stabili e delle fondazioni liriche. La fascia più debole è senza difese. La nostra categoria ha comunque una grave colpa, molti di noi sono individualisti, non si può andare da un Ministro in gruppi scollegati fra loro, che presentano un singolo aspetto del problema. L'unione fa la forza, ma si continua ad andare avanti divisi e così facendo le probabilità di ottenere dei risultati sono veramente poche; l’unità è un passo fondamentale.
Quando tornerà la normalità, lo spettacolo dovrà ridiventare un'opportunità anche a livello economico, eravamo esportatori di musica, come l'Inghilterra; in quel paese ci sono tutele incredibili per i lavoratori dello spettacolo.
La risoluzione europea del 7 giugno 2007 chiedeva agli stati membri di occuparsi dei lavoratori dello spettacolo, i Governi che si sono succeduti non l'hanno mai recepita. Nel 2011 il Governo ha cancellato anche l'unica tutela che era il nostro ente pensionistico, l’ENPALS; all'epoca molti di noi non capirono che la situazione era seria. C'è molta ignoranza diffusa, dai politici ai patronati, fino ai lavoratori; l'ENPALS era efficiente, hanno smantellato tutto inglobandola nell’INPS ed ora per avere una risposta, sempre che arrivi, ci vogliono mesi invece che i 15/20 giorni di un tempo.
Si sta ragionando di mettere meno pubblico nei teatri, ma questo modello non si regge economicamente, meno spettatori non potranno sostenere i costi dello spettacolo; ma poi la gestione di chi lavora, come faranno i truccatori, come faranno i coreografi? L'orchestra e il coro, sono tutti attaccati l'uno all'altro. Se mancano incassi, chi ci darà i soldi? Lo Stato?
Stefano Soranna


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