'I 2 siti avevano al loro interno strumenti, postazioni di lavoro, lavoratori che occupavano ogni ufficio. Ora a Modena ne resta uno: storico, importante, razionalizzato (e su questo restano elementi sui quali ci aspettiamo chiarimenti dall'impresa) per ospitare i trasferimenti di attività e lavoratori. Pur con tutti gli accorgimenti strutturali e organizzativi che Maserati ha messo o metterà in campo (smart working, tornelli con turni alla mensa ecc…). Resta il fatto matematico: il due dentro all'uno non ci sta. Temiamo si prospetti una riduzione degli spazi produttivi. Resta il fatto che Modena ha perso buona parte della ricerca e sviluppo che Stellantis svolgeva qui. Resta il fatto che ha già perso e, temiamo perderà, un numero rilevante di 'cervelli, tecnici, operai' insomma lavoratori e possibilità occupazionali. Resta una grossa amarezza per le possibilità, capacità, ambizioni, per i posti di lavoro persi. Amarezza che si aggiunge alla preoccupazione che quotidianamente vivono i lavoratori Maserati di via Ciro Menotti che da inizio anno hanno lavorato poco più di 2 mesi, e che non vedono certezze per il futuro. Nei prossimi giorni incontreremo l'azienda per un previsto esame congiunto sul proseguimento degli ammortizzatori, e non mancheremo di chiedere informazioni sugli investimenti, e la riorganizzazione 'logistica' in corso. Ma la caduta di quell’insegna in via Emilia Ovest, è la chiusura, e non esiste altro modo per definirla, di uno stabilimento, ora vuoto, ed è l'emblema della fase di difficoltà in cui versano tante aziende modenesi dell'indotto. Quell’indotto che permette a questo territorio di chiamarsi motor valley'.
'La Fiom Cgil sta chiedendo da tempo, e rivendica a gran voce, la necessità che si apra un confronto a palazzo Chigi che affronti in maniera sistemica e sinergica la complessa fase che l'intero settore, componentistica compresa, sta affrontando, per rilanciare le produzioni salvaguardando sia l'odierna occupazione, ma anche quella futura.



.jpg)
