'Ho presentato alla Commissione europea un’interrogazione scritta sul progetto Silk Faw a Reggio Emilia, un’operazione con molti punti oscuri, appoggiata con entusiasmo dalla Regione Emilia Romagna. L’unica certezza del progetto è un consumo abnorme di suolo - 320 mila metri quadri - per uno stabilimento che nasce per produrre auto sportive di lusso elettriche, ma che, secondo le visure della Camera di Commercio, domani potrebbe diventare qualsiasi cosa'. Così in una nota Sabrina Pignedoli, europarlamentare del Movimento 5 Stelle che già era intervenuta sul tema (qui).
'L’operazione è finanziata attraverso una società con sede nel paradiso fiscale delle Cayman. A fronte di soldi e posti di lavoro promessi, la Regione Emilia-Romagna ha già dato 4,5 milioni di euro di fondi europei, mentre il comune di Reggio Emilia ha rinunciato agli oneri di urbanizzazione per un’analoga cifra. In più, è stato dato il via libera al progetto senza valutazione dell’impatto ambientale. L’azienda Faw ha un precedente poco glorioso in Europa: il fallimentare progetto Byton avviato in Germania nel 2016 con ex dirigenti Bmw e Nissan, naufragato nel 2019, con 1500 licenziamenti. Ma Faw, che ha acquisito il know-how, ora produce e vende il suo suv in tutto il mondo. Anche lo stabilimento emiliano mette a rischio il Made in Italy. Vogliamo che la Commissione europea faccia chiarezza sui versamenti bancari di Silk Faw in Italia e sul rispetto delle leggi europee contro il riciclaggio. Vogliamo anche che sia verificato il rispetto delle normative europee sui finanziamenti cinesi per questo progetto'.
Reggio Emilia, il progetto Silk Faw sul tavolo dell'Europa
Pignedoli: 'Un’operazione con molti punti oscuri, appoggiata con entusiasmo dalla Regione Emilia Romagna'
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