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Covid, a Modena dati tragici: bisogna fermarsi, ma tutti parlano d'altro

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Nella prima ondata Rimini e Medicina vennero chiuse. Purtroppo oggi a Modena servono misure drastiche. Sono necessarie, per salvare vite e per evitare che il sistema sanitario crolli


Covid, a Modena dati tragici: bisogna fermarsi, ma tutti parlano d'altro

Da settimane ormai Modena detiene il drammatico primato di numero di contagi Covid con una escalation tragica dei decessi. Da settimane la nostra provincia rappresenta un caso all'interno della Regione Emilia Romagna. Solo oggi 547 nuovi casi e 12 morti tra i quali un ragazzo minorenne. Numeri, ricavabili dal bollettino giornaliero Ausl che quiotidianamente La Pressa offre Comune per Comune, che fanno il paio con l'allarme chiaro lanciato dai medici delle strutture ospedaliere modenesi, Policlinico e ospedale di Baggiovara. Oggi l'azienda ospedaliera lancia un grido d'aiuto netto parlando di 'fortissimo stress di tutto il sistema assistenziale di prevenzione e cura', mentre ancora 10 giorni fa il direttore dell'Aou Luca Sircana aveva detto chiaramente come fosse necessario un lockdown per dare respiro ai medici.

Eppure di fronte a questo dramma, la città e la provincia sembrano voler chiudere gli occhi.
O almeno sembrano non voler ammettere la negativa specificità modenese anche rispetto alla regione Emilia Romagna. Modena oggi non è Bologna, non è Reggio, non è Piacenza, non è Rimini. E' qualcosa di diverso e di maggiormente preoccupante. Eppure ancora si parla di piste da sci da tenere aperte, di Natale da non cancellare e di biblioteche da riaprire. Tutto bellissimo. Ma il problema è che oggi la realtà a Modena non è affatto bella. E descriverla tale non la cambia. Anzi la peggiora.

Durante la prima ondata la Regione davanti all'incremento dei casi a Rimini e Medicina assunse decisioni drastiche, peraltro sempre difese anche a posteriori dall'allora commissario Covid Sergio Venturi. Rimini e Medicina vennero chiuse e questo evitò una 'seconda Lombardia' come disse proprio Venturi. Oggi un commissario regionale non c'è. C'è un assessore, che la scorsa consigliatura si occupava di trasporti. A Modena il sindaco negli ultimi interventi sul suo profilo Facebook parla della Mille Miglia e della Motor Valley. Si evoca una terza ondata da scongiurare, come se la seconda fosse finita quando i fatti dicono platealmente che non è così. Certo, il ritornello con gli inviti a indossare la mascherina non manca mai. Ma nulla più. Nelle orecchie rimbomba ancora quel 'Modena non si ferma', i tavolini sotto le stelle, l'idea che la parola 'coprifuoco' non sia bella e non va condivisa, come disse lo stesso sindaco appena un mese fa (qui il link).

Modena non si ferma, ma così il virus non si ferma. E gli ospedali sono al collasso. Questa è la verità. Brutta quanto si vuole, ma, ripetiamo, il voltarsi da un'altra parte non è certo il modo giusto per migliorarla. Il vaccino è ancora lontano nonostante i segnali positivi e Natale con le riaperture imposte dalla economia, con la Regione che magicamente passerà da arancione a gialla, è alle porte. Purtroppo a Modena servono misure drastiche, altro che zona gialla. Sono necessarie, per salvare vite e per evitare che il sistema sanitario crolli.
Misure drastiche compensate da aiuti veri alle imprese (cominciando da una riduzione delle tasse, a partire dalla Tari, finora rimandata dalla giunta), per consentire loro di sopravvivere e per poi ripartire. L'alternativa è ritardare la ripartenza e aumentare la sofferenza e l'agonia di questi mesi.
Giuseppe Leonelli



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