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Ospedali al collasso, fallimento politico, ma a Modena non si può dire

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La conferenza sfogo del Direttore dell'Azienda Ospedaliera ha dato l'immagine di un sistema locale diviso, senza guida ed isolato


Ospedali al collasso, fallimento politico, ma a Modena non si può dire
Lo diciamo subito: la conferenza stampa 'sfogo' di venerdì del Direttore dell'Azienda Ospedaliera di Modena Claudio Vagnini, ha dato la rappresentazione plastica di una situazione che a livello di governo e di politica della sanità pubblica locale modenese è apparsa più preoccupante di quella seppur critica sul fronte sanitario.

Riuscire, nel corso di 7 minuti, a scaricare sui modenesi e sui loro presunti irresponsabili comportamenti, che sarebbero stati perpetrati da Natale ad oggi con alto grado di presumibile sconsideratezza, la responsabilità del collasso della sanità modenese ('paghiamo oggi comportamenti irresponsabili' ha detto Vagnini), e allo stesso tempo chiedere loro aiuto, non solo è risultato, dopo un anno di emergenza e responsabili sacrifici di tutti, ingiusto verso i modenesi che come altri milioni di cittadini stanno vivendo una situazione socialmente ed economicamente devastante (se non piangendo i loro morti), ma anche, crediamo, verso stessi gli operatori sanitari ed ospedalieri che ogni giorno pagano il prezzo di ciò che non è stato fatto e che doveva essere fatto, già dall'estate, in termini di organizzazione e prevenzione, per non trovarsi oggi nella stessa drammatica situazione di un anno fa.

Siamo consapevoli dell'enorme e costantemente straordinario sforzo di chi ha sulle spalle la responsabilità dell'organizzazione sanitaria ed ospedaliera (pensiamo anche solo a cosa voglia dire riconvertire interi reparti e blocchi operatori in versione Covid, sfide mai affrontate), ma proprio per questo, da chi rappresenta e guida una parte fondamentale della sanità pubblica come gli ospedali e l'intera sanità locale nella quale sono inseriti, ed è così convinto che siano state le aperture (ed i cittadini che ne hanno approfittato), a riportare la situazione al collasso, ci saremmo aspettati che quello sfogo e l'affermazione di un problema e di una emergenza, fosse stato posto agli organismi e agli enti amministrativi e politici. Ai tavoli che contano. Già nelle scorse settimane. Per tradurre il rischio oggettivo di un allarme sanitario in stimolo alla politica per predisporre misure più restrittive o, comunque, meglio organizzate e strutturate.

La catena che unisce organismo tecnico, organismo amministrativo e politico, a livello locale, regionale e nazionale, poteva attivarsi per portare a Modena, che per settimane ha avuto i dati peggiori della regione e d'Italia, ad una maggiore restrizione. Forse i cittadini avrebbero apprezzato di più una chiusura netta e motivata con un obiettivo, con dati e presupposti scientifici, rispetto allo stillicidio immotivato di chiusure parziali e totali più o meno colorate, e non supportate (come nel caso rinnovato e prolungato delle scuole, dei centri sportivi, delle palestre, luoghi della cultura), da evidenze scientifiche sul rischio da loro generato. Soprattutto rispetto ad altre realtà ed attività rimaste aperte.

Era possibile farlo. I provvedimenti più restrittivi erano, e sono, su input dei sindaci e a salire della Regione, possibili, previsti dalla legge e dai decreti. Ma non sono stati adottati. Anzi, a livello modenese, si è preferito l'attacco ai comportamenti dei cittadini accusati addirittura, nella stessa conferenza di ieri, di insensibilità nei confronti del sacrificio degli operatori sanitari ritenendoli responsabili dell'inferno senza ferie al quale l'emergenza li ha obbligati. I modenesi, caro direttore, non sono cosi, i ragazzi modenesi che da mesi stanno dimostrando una responsabilità ed una maturità da cui noi genitori dovremmo solo imparare, non sono così.

Perché l'allarme, anziché scaricato sui cittadini in termini di responsabilità, non è stato portato, nelle settimane passate, quando Modena aveva iniziato a confermarsi ogni giorno la peggiore, sui tavoli politici locali e regionali per tradursi in possibili provvedimenti restrittivi?
Evidentemente perché Modena non poteva essere la peggiore. Perché era ed è politicamente scomodo esserlo. Era inaccettabile. Come quando non si voleva ammettere a livello politico la strage nelle Cra accreditate del comune di Modena, che ha posto la nostra città e la nostra provincia al top della triste classifica dei decessi e dei positivi, tra ospiti ed operatori. Non si poteva e non si può dire. Ammettere, qualche settimana fa, che Modena era di nuovo la peggiore, sarebbe stato ammettere un problema specifico, locale, e soprattutto avere quindi la responsabilità (visto che il sindaco è l'autorità prima in città in materia di salute pubblica), di farsene carico e di affontarlo con misure straordinarie come lo erano i dati. Ma non è stato fatto. A Modena, come sempre accade, si è voluto minimizzare. Nessuna misura contenitiva assunta dall'amministrazione locale, nessun focus sui dati di Modena, peggiori che altrove, cancellazione dei dati fino ad un mese fa diffusi settimanalmente sui decessi e i contagiati nelle Cra. Il tutto addirittura condito da slogan su future aperture, addirittura di fiere e festival per ostentare politicamente un improbabile pensierp positivo, e dichiarazioni di intenti del giorno dopo, come quello tardivo del sindaco sull'apertura delle scuole all'indomani della loro chiusura e di un tavolo tecnico dove Modena, come sembra accadere sempre più spesso, doveva contare e invece ha avuto il peso del due di denari quando briscola è bastoni.

Ciò detto, ci chiediamo e chiediamo: Claudio Vagnini (direttore azienda ospedaliera), Antonio Brambilla (direttore generale Ausl) e il sindaco Giancarlo Muzzarelli (anche presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria), ne hanno parlato, le scorse settimane, di questo allarme Modena e della possibilità di fare qualcosa in più anche solo rispetto al nulla in più che si stava facendo? La richiesta di aiuto che Vagnini, con toni così preoccupati ha fatto alla comunità modenese, è stata fatta settimane fa a chi poteva dare una risposta strutturata ed operativa allo tzunami che i dati già nuovamente indicavano, sarebbe arrivato?
Lo ripetiamo, il dottor Vagnini, ha posto, le scorse settimane, quando Modena stava già correndo verso la zona rossa, lo stesso problema e lo stesso grido di allarme espresso all'opinione pubblica in conferenza stampa, ai referenti amministrativi e ai decisori politici e di governo con ruoli esecutivi? E se lo ha fatto, perché a Modena non si è mosso nulla? Perché si è aspettato che la situazione precipitasse di nuovo, riportando le lancette dell'orologio ad un anno fa per poi ridursi ad accusare i cittadini, facendoli quasi sentire in colpa per l'aumento dei ricoveri? Le responsabilità stanno a quel livello, non tra la gente in fila all'ufficio postale o per acquistare un caffè da asporto da consumare in auto.
Perché, in piena emergenza, organizzare una conferenza stampa per mostrare il volto di una sanità disorientata, divisa che piuttosto che ammettere i propri errori e quelli della politica, ma soprattutto unita nella volontà di affrontarli (da quanto tempo non vediamo una conferenza stampa unitaria e coordinata Ausl-AOU?), decide di fare sentire in colpa i cittadini che dopo un anno di sacrifici, hanno avuto l'ardire di approfittare semplicemente di spazi di libertà tra l'altro consentiti dalla legge?

Interrogativi che se potevano già avere un senso durante la prima ondata, ce l'hanno tanto più oggi, nel momento in cui sembra che in questi mesi non sia cambiato nulla. Come sul fronte dei protocolli per la sorveglianza dei pazienti Covid sintomatici seguiti presso il proprio domicilio. E' mai possibile che chi vi sta scrivendo, abbia ricevuto, solo nell'ultima mezz'ora (e possiamo documentarlo), la segnalazione di 2 persone decedute all'ospedale di Baggiovara dopo il ricovero d'urgenza, e che fino a due giorni fa erano state lasciate a casa con il consiglio di assumere al massimo tachipirina? Dopo un anno, tanti errori e tanto tempo per rimediare, è ancora possibile che ciò succeda? Come è successo che un hub di terapia intensiva nazionale, che doveva fungere da supporto in una logica regionale e sovra regionale, spalmato con decine di posti tra Baggiovara e Policlinico è stato portato sull'orlo del collasso al punto da non ricevere ormai più pazienti ma addirittura farne emigrare? Che cosa non è andato e non sta funzionando nei protocolli per la cura domiciliare dei contagiati che anticipano il ricovero? Pensavamo e speravamo che la relativa tranquillità dei mesi estivi, accompagnati dalla consapevolezza che la seconda ondata sarebbe arrivata, avesse portato a qualcosa di meglio, anche minimo, rispetto alla realtà che vediamo. Invece no. Ci troviamo di fronte a ben altro. Al frutto di una gestione politamente schizofrenica della situazione, destabilizzante agli occhi dei cittadini, e che ha portato ad un supplemento di sacrificio il personale sanitario e le intere strutture nelle quali, in condizioni davvero difficili, operano. E ai quali, senza retorica, diciamo grazie.

Nella foto, da sinistra, Claudio Vagnini, Giancarlo Muzzarelli e Antonio Brambilla


Gi.Ga.


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