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Lavoro, ma quale festa? Dal 2008 i salari reali in Italia sono calati dell'8,7%

Lavoro, ma quale festa? Dal 2008 i salari reali in Italia sono calati dell'8,7%

L’Italia è il Paese del G20 ad aver subito la perdita più marcata in termini di potere d’acquisto dal 2008


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I salari reali italiani, ovvero quelli corretti per l’inflazione, sono diminuiti durante la recente crisi del costo della vita – con cali marcati nel 2022 e 2023 – e restano ancora inferiori ai livelli del 2008, a differenza della maggior parte dei Paesi del G20.
È quanto si apprende dal “Rapporto mondiale sui salari 2024–25: Le tendenze dei salari e delle disuguaglianze salariali in Italia e nel mondo” dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), che analizza le tendenze globali e nazionali in materia di retribuzioni e disuguaglianze salariali.
Sul fronte delle disuguaglianze, il nostro Paese presenta forti squilibri nella fascia alta della distribuzione. In controtendenza rispetto al quadro globale, la disuguaglianza salariale media in Italia è rimasta stabile nel periodo 2006-2018, riflettendo un equilibrio solo apparente tra la riduzione delle disuguaglianze al vertice e l’ampliamento del divario tra i redditi più bassi.

 

L’Italia è il Paese del G20 ad aver subito la perdita più marcata in termini di potere d’acquisto dal 2008. Secondo i dati dello studio, i salari reali sono diminuiti dell’8,7%, un dato peggiore rispetto al Giappone (-6,3%), alla Spagna (-4,5%) e al Regno Unito (-2,5%). L’erosione del potere d’acquisto è stata particolarmente intensa nel periodo 2009–2012, durante gli anni successivi alla crisi finanziaria globale.
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Per contro, la Repubblica di Corea si distingue per aver registrato un aumento salariale complessivo del 20% tra il 2008 e il 2024.
L’aumento del costo della vita ha peggiorato ulteriormente il quadro, colpendo duramente l’Italia nel biennio 2022-2023. In questi anni, i salari reali di lavoratori e lavoratrici sono calati rispettivamente del 3,3% e del 3,2%, superando in negativo la media delle economie avanzate del G20. Solo nel 2024 si è registrata un’inversione di tendenza, con una crescita media del 2,3%. Un rimbalzo che, seppur più marcato rispetto alla media dei Paesi del G20 analizzati (+1,4 punti percentuali), non basta a recuperare le perdite accumulate nel corso del tempo.
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