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Black monkey e minacce di morte a Tizian, per Appello non fu mafia

Black monkey e minacce di morte a Tizian, per Appello non fu mafia

Per Femia, la pena è quindi scesa da 26 anni e 10 mesi a 16 anni e 5.000 euro. Riduzioni di pena anche per i suoi figli


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Cade in appello, venendo riqualificata in semplice associazione a delinquere, l'accusa di associazione mafiosa per gli imputati del processo Black monkey a cui veniva contestata. Di conseguenza, il collegio della Corte d'appello di Bologna, presieduto dal giudice Luca Ghedini, ha accordato forti sconti di pena ai principali imputati, in primis a Nicola Femia, accusato di essere a capo di un impero del gioco d'azzardo illegale. Per Femia, la pena è quindi scesa da 26 anni e 10 mesi a 16 anni e 5.000 euro. Riduzioni di pena anche per i suoi figli Rocco (da 15 anni a 10 anni e 2.500 euro) e Guendalina (da 10 anni e tre mesi a cinque anni). Revocati anche i risarcimenti disposti in primo grado per le parti civili, tra cui il giornalista Giovanni Tizian, la Regione Emilia-Romagna, vari Comuni e l'associazione Libera.

Quanto alle parti civili, oltre ai risarcimenti per Tizian, per la Regione e i Comuni e per Libera, sono stati revocati anche quelli per l'Ordine dei giornalisti, la presidenza del Consiglio e i ministeri della Giustizia e dell'Interno. Resistono soltanto, stando al dispositivo della sentenza, quello da 500.000 euro per l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e quello da 200.000 euro per Sistema gioco Italia.
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Per capire su quali basi i giudici d'appello abbiano deciso di ridimensionare in maniera tanto netta la sentenza di primo grado bisognerà comunque attendere di leggere le motivazioni, che saranno depositate nel giro di 90 giorni.

'Sono deluso, ma un po' ce l'aspettavamo, perchè questo è il clima, come si è visto con Mafia Capitale. Il problema, a questo punto, è capire cosa è mafia e cosa non lo è: ce lo spieghino, così potremo capirlo meglio tutti'. Questo il commento a caldo del giornalista Giovanni Tizian (nella foto) alla sentenza d'appello del processo Black monkey, che ha visto i giudici bolognesi ridimensionare fortemente le condanne inflitte in primo grado e riqualificare in associazione a delinquere semplice l'accusa di associazione mafiosa nei confronti degli imputati, a cominciare da Nicola Femia, ritenuto a capo di un'impero del gioco d'azzardo clandestino legato alla 'ndrangheta.

E pur precisando che sarà necessario leggere le motivazioni per capire su quali basi si fondi la sentenza odierna, Tizian, che nel processo è parte civile in quanto vittima di minacce da parte di Femia e di un altro imputato - e che si è visto revocare il risarcimento da 50.000 euro deciso dai giudici di primo grado- annuncia che 'ovviamente faremo ricorso in Cassazione, e credo che lo farà anche la Procura generale'.
In ogni caso, sottolinea il cronista, 'resta la gravità' del fatto che dal processo è emersa 'un'associazione che sicuramente ha a che fare con organizzazioni mafiose, c'è poco da fare'. Non a caso, evidenzia, anche se 'le pene sono state ridotte, i 16 anni inflitti a Nicola Femia per associazione a delinquere semplice non sono pochi. Detto questo - conclude - restano i personaggi che abbiamo visto durante l'inchiesta, quindi personaggi legati ai clan calabresi che però per la Corte d'appello, evidentemente, non sono 'ndrangheta'.

Ovviamente delusa anche la legale di Tizian e di altre parti civili (tra cui Libera e l'Ordine dei giornalisti) Enza Rando, secondo cui, 'fermo restando che bisognerà leggere le motivazioni, la lettura che e' stata fatta dai giudici è riduzionista, per quanto si è visto in primo grado e in questo processo d'appello'. In sostanza, spiega, 'non si è 'letto' il contesto delle condotte contestate, che in primo grado erano emerse in tutta la loro dimensione, e come queste condotte si sono esplicitate'. Dispositivo alla mano, insomma, 'questa sentenza ci delude, perchè da quella di primo grado l'associazione mafiosa era emersa molto chiaramente'.
In sostanza, conclude la legale, anche se 'le condanne a Femia e ai figli restano importanti, la qualificazione giuridica che si è data alle loro condotte per noi non tiene conto del contesto e di come si sono esplicitate queste condotte'.
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