Secondo gli inquirenti, l’avvio dell’azione penale non aveva interrotto le condotte contestate, rendendo urgente l’applicazione del vincolo cautelare.
Le accuse e il ruolo degli indagati
Gli imputati sono il legale rappresentante della società Feronia S.r.l. e l’ex dirigente responsabile del Servizio ARPAE-SAC di Modena. Entrambi rispondono dell’accusa di inquinamento ambientale in concorso, mentre all’ex dirigente viene contestata anche l’omissione di atti d’ufficio per non aver adottato i provvedimenti di diffida e le procedure di bonifica nonostante le ripetute segnalazioni sui superamenti dei limiti di contaminazione. Al gestore della discarica viene attribuita la responsabilità di aver causato l’inquinamento senza predisporre un piano di caratterizzazione, senza effettuare un’analisi di rischio e senza adottare le misure di prevenzione previste dal Codice dell’Ambiente. Alla società è inoltre contestato l’illecito amministrativo previsto dal D.Lgs. 231/2001 per il vantaggio economico derivante dal mancato investimento nelle misure di tutela ambientale.
Un quadro di contaminazione diffusa e prolungata
L’indagine, avviata dopo gli esposti dei comitati civici, con particolare riferimento ad Osservatorio Civico di Finale Emilia,ha ricostruito un quadro di contaminazione esteso e persistente. Gli accertamenti tecnici hanno documentato migliaia di superamenti delle soglie di contaminazione delle acque sotterranee: dal 2008 al 2023 sono stati registrati 2.267 sforamenti, cui si aggiungono altri 61 nel 2024 e ulteriori superamenti dei Valori di Fondo in 18 piezometri. In alcuni casi, come per il ferro, le concentrazioni hanno raggiunto livelli fino a dieci volte superiori ai limiti autorizzati.
Secondo gli inquirenti, tra il 2021 e il 2023 la società non avrebbe comunicato in modo completo i parametri fuori norma, omettendo dati fondamentali su metalli e altre sostanze inquinanti. A questo si aggiunge un episodio più recente di inquinamento diretto delle acque di drenaggio della discarica, dove tra maggio e agosto 2025 sono stati registrati decine di sforamenti con la presenza di sostanze altamente nocive come benzene, PCB, cloruro di vinile, mercurio e cromo esavalente.
Le indagini hanno inoltre evidenziato gravi discrepanze tra i referti analitici prodotti dal gestore, spesso nei limiti, e quelli eseguiti da ARPAE nelle stesse date, che invece rilevavano superamenti significativi per sostanze pericolose.
Un ulteriore elemento critico riguarda l’assenza di un piano di caratterizzazione complessivo dell’impianto, mai predisposto dal gestore né richiesto dall’ente di controllo, nonostante anni di criticità e continui superamenti dei limiti.
Le ragioni del sequestro e la tutela dell’area agricola
Il sequestro è stato disposto per impedire un aggravamento ritenuto irreparabile della matrice ambientale. Le discariche, infatti, erano ancora pienamente operative e avevano continuato a ricevere oltre 107.000 tonnellate di rifiuti tra febbraio e novembre 2025, in un’area agricola di circa 228.000 metri quadrati. Nel decreto, il Giudice ha riconosciuto con un alto grado di probabilità che la fonte dell’inquinamento sia riconducibile alla gestione della discarica.
Il sindaco
'Per la comunità finalese e l’amministrazione comunale è una giornata importantissima – spiega il sindaco Claudio Poletti - Evidentemente c’erano degli elementi, come sempre da noi sostenuto, che dovevano portare a questo tipo di atto.



