Mariella Ansaloni, la donna di 79 anni trovata morta nella sua abitazione di Finale Emilia il 18 settembre scorso, non è caduta accidentalmente, provocanddosi ferite mortali, ma è stata brutalmente uccisa da tre giovani di origine marocchina, residenti da anni nella zona, uno di loro conosciuto dalla vittima come vicino di casa, appartenenti a famiglie che il Procuratore capo della Repubblica Lucia Musti ha tenuto a sottolineare essere 'perfettamente integrate' nel tessuto socio-economico della zona. Dopo il fermo dei Carabinieri, avvenuto ieri sera, il gip dovrebbe convalidare l'arresto. Per i tre l'accusa è di omicidio volontario e di rapina. Si sarebbero introdotti nell'appartamento della donna con l'intenzione di rubarle i preziosi ma a seguito della sua reazione l'avrebbero brutalmente uccisa.
La dinamica dell'omicidio
I tre giovani sono amici da una vita. Uno di loro aveva abitato fino a poco tempo prima nell'appartamento adiacente a quello della vittima e, nonostante il trasferimento, aveva a disposizione le chiavi. L'intenzione dei tre era chiara. Rubare i preziosi della signora. Dopo avere tentato di entrare nell'appartamento - è stato spiegato dai Carabinieri nel corso della conferenza stampa presso il comando provinciale di Modena - hanno aspettato la signora, approfittando del locale ancora accessibile di uno dei tre.
All'ora di pranzo Mirella Ansaloni torna a casa, dopo avere fatto la spesa.
Il corpo della donna è stato trovato pochi giorni dopo a seguito della segnalazione di alcuni vicini che non l'avevano più vista. Da un primo momento sembrava che la morte fosse stata provocata da un incidente e da una caduta causata da uno svenimento (possibile a seguito dei farmaci che la donna utilizzava). 'Ma qualcosa - ha spiegato il comandante provinciale dei Carabinieri di Modena Balboni - ci ha fatto capire che i conti su quella morte non tornavano'. Anche da qui la decisione di sigillare l'appartamento. Decisione che ha consentito ai Ris di Parma di svolgere indagini accurate in un ambiente non contaminato.
Decisivo un sms inviato da una signora vicina di casa che il giorno della violenta aggressione aveva notato uno dei tre ragazzi (che aveva abitato vicino alla signora), aggirarsi con fare sospetto proprio davanti all'abitazione.
Un aspetto segnalato direttamente al marito via telefono e che raccontato agli inqurenti ha permesso di risalire all'ora e all'identità del giovane che proprio in quel momento, dopo l'omicidio, era uscito dalla casa per controllare che nessuno si fosse accorto di nulla. Da qui i Carabinieri sono risaliti agli altri due, appartenenti a famiglie di marocchini che da anni vivono e lavorano a Finale Emilia.
Dopo l'omicidio il divertimento a Ferrara e Milano
Dopo aver ucciso la donna i tre giovani marocchini si sono recati in bus a Ferrara per trovare altri amici. Lì hanno speso i 30 euro. Poi, due di loro, in treno e senza biglietto, e per questo multati dal controllore, si sono diretti verso Milano. Dove hanno venduto il collier in un Pronto Oro per 500 euro.
Nella foto, da sinistra, il Comandante dei Carabinieri di Carpi Iacovelli, il Procuratore capo della Repubblica Musti ed il Comandante provinciale dei Carabinieri di Modena Balboni nel corso della conferenza stampa presso il comando provinciale di Modena



