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Modena, caporalato nel settore agricolo: in carcere un pakistano

Modena, caporalato nel settore agricolo: in carcere un pakistano

I braccianti venivano principalmente impiegati in mansioni di raccolta e smistamento di prodotti ortofrutticoli, pulizia dei terreni e potatura


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Il 23 febbraio i militari della Guardia di Finanza di Modena hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un pakistano per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, caporalato, nel settore agricolo.

L'uomo reclutava connazionali, talvolta già presenti sul territorio nazionale, altre volte organizzandone il viaggio dal Pakistan verso l’Italia.

In particolare, i lavoratori venivano destinati all’impiego in svariate aziende agricole della provincia di Modena, in condizioni di sfruttamento derivanti dall’assunzione in nero, oppure dalla mancata applicazione dei contratti collettivi nel settore agricolo in tema di orari, ferie, retribuzioni e riposi, oltre che dal mancato rispetto della normativa giuslavoristica in tema di sorveglianza sanitaria e formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. I braccianti venivano principalmente impiegati in mansioni di raccolta e smistamento di prodotti ortofrutticoli, pulizia dei terreni e potatura.

Dalle indagini è emerso come i lavoratori agricoli venissero giornalmente accompagnati a bordo di un furgone di proprietà dell’indagato, sottoposto a sequestro preventivo dal Gip sempre su richiesta della Procura, presso le aziende agricole dove prestavano la loro opera, in taluni casi anche sette giorni su sette, senza diritto al riposo.

Gli accertamenti svolti, grazie anche alla collaborazione della locale articolazione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, hanno permesso di raffrontare la
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retribuzione effettiva dei braccianti, variabile tra i 7 e gli 8 euro orari, talvolta ridotta a 5 euro o del tutto azzerata, con quella prevista di contratti collettivi nazionali, pari a 10,46 euro per ogni ora di lavoro.

Le condotte accertate nel corso delle indagini hanno riguardato, in particolare, 8 lavoratori pakistani. L’uomo approfittava dello stato di bisogno dei suddetti braccianti correlato all’irregolarità sul territorio italiano o comunque alla precarietà delle loro condizioni soggettive, talvolta interessandosi direttamente dell’ingresso dei cittadini stranieri in Italia e procurando loro vitto e alloggio, in condizioni di sovraffollamento degradante, all’interno di un immobile fatiscente nella sua disponibilità e appositamente adibito a dormitorio.

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