Con l'indagine, partita a marzo 2021, é stata ricostruita l'operatività di una serie di imprese di fatto amministrate - tramite prestanome - da una persona di origine cingalese, residente a Spilamberto che, con il concorso di un consulente fiscale, con studio in Castelfranco Emilia, è accusata di avere posto in essere un articolato sistema fraudolento mediante il quale era possibile fornire manodopera a tariffe inferiori al prezzo di mercato, così alterando la libera e leale concorrenza.
In particolare le predette società, in assenza delle prescritte autorizzazioni, esercitavano da anni le attività di un ufficio di collocamento, con raccolta delle candidature di persone in cerca di occupazione sia da cittadini italiani, sia da extracomunitari, provenienti soprattutto dallo Sri Lanka. Tramite contratti di appalto simulati, che mascheravano in realtà una mera somministrazione di manodopera, i lavoratori venivano impiegati in mansioni non specializzate presso aziende operanti principalmente nel distretto modenese della lavorazione delle carni, ma anche in società operanti nella provincia di Bologna. Il ricorso allo schema dell'appalto era funzionale a far ottenere indebiti vantaggi, sia all'appaltante che all'appaltatore, in modo da poter offrire la manodopera a prezzi particolarmente vantaggiosi solo grazie all'evasione fiscale e contributiva. Infatti, da un lato il committente maturava un indebito credito IVA che non avrebbe potuto conseguire alla luce delle reali prestazioni ricevute, e si sottraeva alle responsabilità giuslavoristiche, mentre, dall'altro, il fornitore della forza lavoro non procedeva a versare le imposte, le ritenute fiscali e i contributi previdenziali in quanto compensava detti debiti con crediti d'imposta inesistenti. Attraverso l'analisi della documentazione acquisita e l'assunzione di informazioni dai lavoratori, svolta anche grazie alla collaborazione dei funzionari dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro e dell'INPS di Modena, è stata ricostruita la posizione di impiego di centinaia di persone nel periodo dal 2916 al 2021, quantificando in oltre 4 milioni di euro il profitto dei reati contestati, corrispondente al valore delle imposte complessivamente evase.



