Parallelamente a Parma sono stati recuperati due reperti archeologici, sempre da una persona che li aveva ereditati e risultati illecitamente posseduti: un “Oinochoe” a bocca trilobata in ceramica a vernice nera a impasto grigio, sovra-dipinta in bianco con tralcio di edera sul collo e uccellature a rilievo sul corpo ovoidale e una “Trozzella” in ceramica comune ad alte anse angolose, con dischetti applicati con tracce di decorazione geometrica di colore bruno sul piede e sulla pancia. I reperti, esaminati dai funzionari archeologi della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, sono stati ritenuti autentici, il primo di produzione Apula del tipo Gnathia del IV-III secolo a.C. mentre il secondo di produzione Messapica del VI-III secolo a.C., anche questi sono stati confiscati.
Il quadro complessivo
Nel 2020, tenendo conto delle negative ripercussioni dovute alla pandemia in atto, anche nel settore del commercio dei beni culturali, i carabinieri Tpc hanno continuato ad impegnarsi nell’attività preventiva, che fa registrare, rispetto all’anno precedente, da un lato un decremento delle verifiche di sicurezza a musei – biblioteche e archivi (- 53,3%) e del - 47,8% per quelli a mercati e fiere antiquariali, in considerazione della chiusura per lunghi periodi per i primi e sospensione per i secondi, a causa delle misure restrittive dovute alla situazione di emergenza sanitaria nazionale, dall’altro, per quello che riguarda i controlli e la vigilanza delle aree tutelate da vincoli paesaggistici e monumentali si è registrato un rilevante incremento (+113,7%), mentre per le aree archeologiche, l’aumento è stato di più lieve entità (+ 2,8%).
Ulteriormente incrementati sono stati i controlli “on-line” dei beni commercializzati nelle piattaforme di “e-commerce” e/o sui siti internet degli antiquari e case d’aste (+3,2%), verso i quali canali si sono trasferite tali attività di compravendita.
Infatti, i beni controllati nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando TPC
Sul piano repressivo, i Carabinieri Tpc hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria 37 persone, poiché responsabili di aver violato le norme del Codice Penale e quelle che tutelano il patrimonio culturale nazionale: nella maggior parte dei casi si tratta di reati di furto di beni d’arte, ricettazione di opere d’arte rubate, contraffazione di dipinti, ma anche per reati in danno del paesaggio.
Le attività di polizia giudiziaria hanno consentito di recuperare e sequestrare 7.997 beni, (+874,1%) di tipo antiquariale, archivistico e librario, 28 reperti paleontologici e 103 reperti archeologici, nonché 43 opere d’arte contraffatte, per un valore economico stimato in 1.500.550 euro per i primi e 3.685.700 euro per quelle contraffatte.
Nello scorso anno, il numero di furti di beni culturali ha visto una significativa diminuzione rispetto a quelli dell’anno precedente (da 48 del 2019 si è passati a 36 del 2020 nell’intera regione Emilia Romagna): in particolare, i luoghi più comuni colpiti risultano essere quelli espositivi pubblici e privati con 13 furti e i luoghi di culto con 11 furti.



