Se la magistratura modenese ha stabilito che i decessi avvennero sostanzialmente per il consumo di metadone e psicofarmaci rubati all'interno del carcere nel corso della rivolta, che il gip archiviando le opposizioni di associazione Antigone e Garante definirà infatti 'causa unica ed esclusiva', è invece ancora aperto il secondo fascicolo dove si ricostruiscono i possibili episodi di violenza che i detenuti avrebbero subito nel corso della rivolta stessa e subito dopo, da parte degli uomini in divisa.
Lo scorso novembre la procura di Modena aveva chiesto la proroga delle indagini, affidando alla squadra mobile il compito di stabilire se ci potessero essere stati altri agenti coinvolti in episodi di una violenza tale da configurare la tortura. In questi giorni, dopo che la proroga è scaduta nel mese di maggio scorso, i diretti interessati hanno ricevuto l'avviso di garanzia. Saranno presumibilmente presto ascoltati i nove agenti della penitenziaria, come successo ai primi cinque che hanno respinto le accuse davanti ai magistrati. Un elemento che - come riporta sempre l'Ansa - potrebbe aver contribuito ad ipotizzare ulteriori responsabilità è, probabilmente, la testimonianza proprio di un agente di polizia penitenziaria che riferì di episodi di violenza da parte di uomini in divisa al Sant'Anna contro detenuti oramai inoffensivi. Il caso specifico di violenza che chiama in causa, come presunte vittime di tortura, gli allora carcerati di 23 e 24 anni, sarebbe avvenuto a rivolta ormai conclusa.



