All’operazione hanno preso parte, coordinate dalla Prefettura di Modena, polizia locale, polizia di Stato, carabinieri e guardia di finanza. Un’ambulanza è giunta sul luogo insieme alle forze dell’ordine per prestare eventuali soccorsi qualora la situazione fosse degenerata. Tale rischio era concreto visto che in precedenza l’Associazione si era rifiutata di adempiere a quanto deciso dal tribunale di Modena.
La conflittualità della situazione era testimoniata, oltre che dall’ingente schieramento di forza pubblica, dai cartelli affissi sulla facciata dell’immobile. “No alla persecuzione cristiana in Italia!” si leggeva in uno dei manifesti degli affittuari, a cui la proprietà rispondeva con uno striscione appeso sul balcone: “Basterebbe pagare l’affitto pattuito, altrimenti giù le mani dalla proprietà privata! Basta con gli sproloqui e gli abusi!”. Un foglio contabile affisso dalla proprietà sul portone d’ingresso riassumeva in poche cifre il risultato di anni di affitti non pagati: sulle spalle dell’Associazione graverebbe infatti un debito da oltre 100mila euro.
Lo sfratto è stato portato a compimento senza scontri gravi. Due esponenti delle Anime per Cristo sono stati però denunciati per aver opposto resistenza a pubblico ufficiale.
Il vescovo Olumide Johnson, noto per le sue presunte profezie e teorie complottiste sull’origine della pandemia e sui vaccini (“uno strumento usato per ridurre la popolazione mondiale”), per non parlare della sua posizione sull’omosessualità (“una malattia spirituale”), è il referente dell’Associazione.
Olumide Johnson e i suoi adepti ritengono di essere vittime di una repressione pensata per eliminare le chiese pentecostali. Essi sono convinti di essere stati sfrattati non a causa della loro inadempienza, bensì per via di una presunta campagna persecutoria. Una sentenza del tribunale di Modena, per altro confermata in Appello e Cassazione, smonta queste considerazioni, sentenza che si basa unicamente sul rispetto degli obblighi contrattuali reciprocamente assunti dalle parti in causa.
Durante le operazioni di sfratto, Johnson ha affermato che la proprietà non ha voluto negoziare una soluzione né accettare un assegno da 30mila euro. Per questo ritiene che l’Associazione sia vittima di persecuzione. La proprietà, con la quale ci siamo confrontati, fornisce però una spiegazione molto diversa. Il negoziato, mediato dal tribunale, c’è stato ma è fallito perché l’Associazione intendeva rimanere nell’immobile alle proprie condizioni. Per quanto riguarda l’assegno, non è mai stato versato.
Per la proprietà dunque le persecuzioni religiose non c’entrano nulla, così come le difficoltà economiche causate dalla pandemia (lo sfratto - spiegano - era esecutivo già prima e l’ufficiale giudiziario incaricato avrebbe dovuto portarlo a compimento a fine febbraio 2020, poi tutto è stato fermato con il blocco).
Massimiliano Palladini



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