San Cesario sul Panaro torna al centro dell’attenzione per la problematica che da tempo anni mina la qualità della vita dei suoi cittadini. Un gruppo di residenti, affiancati da alcuni consiglieri comunali tra cui Mirco Zanoli e Lodovica Boni, diversi dei quali già attivi nella precedente azione legale, ha presentato un nuovo esposto, ma questa volta ad Arpae, per denunciare una situazione che ancora una volta si è presentata in tutto il suo impatto. Odori insostenibili che per ore invadono l'intero paese.
Secondo quanto riportato nell’atto depositato, da mesi i cittadini lamentano “immissioni odorigene moleste e disturbanti” all’interno del territorio urbano di San Cesario sul Panaro. Gli odori percepiti sono descritti come “di natura prevalentemente organica-putrescibile”, spesso riconducibili a lavorazioni ittiche, ma talvolta anche simili a “uova marce” o “ammoniaca”. La loro intensità, si legge nel documento, varia da “forte” a “molto forte”, e si caratterizza per la durata e l’insopportabile sgradevolezza, tanto da essere giudicate “intollerabili”.
I cittadini riferiscono effetti anche sulla salute: nausea, cefalea, bruciori agli occhi e alle vie respiratorie, oltre a disturbi psicologici legati all’ansia e alla frustrazione. Le emissioni, oltre a compromettere le attività quotidiane, costringerebbero molte famiglie a rifugiarsi in casa, chiudendo porte e finestre, o ad abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni.
Un problema non nuovo, ma ancora irrisolto
Quella presentata oggi rappresenta solo un ulteriore tappa di un percorso di denuncia già iniziato negli anni scorsi, e che aveva portato ad una denuncia in procura e ad un primo decreto di condanna nei confronti di una azienda che opponendosi al provvedimento, aveva di fatto portato tutto a processo. Tuttavia, denunciano i firmatari, “nulla è cambiato”: i disagi permangono, anzi, sembrano essersi intensificati. L'esposto depositato in queste giorni non indica responsabilità e nemmeno soggetti in particolare ma fotografa una situazione ritenuta dannosa per i residenti chiedendo la documentazione relativa all'azione messo in campo per rispondere ai disagi.Numerose segnalazioni sono state già inoltrate agli enti competenti, tra cui ARPAE - Sezione di Modena, ma secondo i cittadini gli interventi finora effettuati non hanno sortito effetti concreti e duraturi.
Gli esponenti, attraverso il proprio legale, l’avvocato Antonio Giardina, hanno inoltrato una richiesta formale di accesso agli atti, invocando la normativa in materia di trasparenza amministrativa e informazione ambientale (ex L. 241/1990).
“Una situazione di grave e protratto disagio ambientale, che incide direttamente sulla salute e sulla qualità della vita delle persone”, si legge nell’esposto. “È dovere degli enti preposti agire con tempestività e trasparenza per tutelare i cittadini”.
Nell’atto viene citata ampia giurisprudenza penale a sostegno della tesi secondo cui emissioni maleodoranti di questo tipo possano configurare reato, in quanto idonee ad arrecare “molestia, disagio e turbamento della quiete”, con impatti negativi anche sulla salute psichica delle persone.



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