A parlare è il gruppo che sostiene la candidatura di Eva Baraldi a sindaco di San Prospero, formato da Giancarlo Agazzani, Ylenia Albano, Giuseppina Arrigo, Elena Ascari, Teresa Bianco, Debora Calzolari, Antonio Capasso, Raffaella Carnevali, Giuseppina R. D'Anna, Marika Doto, Rossella Felline, Rossano Ferrari, Simone Ganzerli, Barbara Gavioli, Elisa Lelli, Ugo Malagoli, Mauro Mari, Rosa Di Pace, Francesco Pacella, Valeria Parenti, Annalisa Pederzoli, Giovanna Di Pietro, Carmela Del Pozzo, Claudio Roncaglia, Roberto Russo, Filippo Sala, Aldo Sartini.
'Questa scelta ci lascia sconcertati e pone una domanda fondamentale: perché il Pd ha cambiato idea? Se inizialmente la candidatura di Eva Baraldi era stata riconosciuta come legittima, perché ora viene subordinata alla scelta di un altro candidato? Ricordiamo che Eva è iscritta al Pd e che la sua candidatura non solo non è mai stata ricusata dal partito, ma è stata accettata come parte del percorso di selezione democratica del centrosinistra. Inoltre, nel nostro gruppo vi sono diversi iscritti al Pd, a dimostrazione di quanto questa proposta sia radicata nei valori del partito e condivisa da una parte significativa della sua base - continuano i sostenitori della candidato sindaco -. Noi crediamo che l’unità del centrosinistra debba essere costruita con il dialogo. Non si può parlare di responsabilità senza garantire pari dignità a chi ha sempre lavorato per il bene della comunità con trasparenza e coerenza. In un sistema democratico, l’alzarsi di una voce che propone un progetto che guarda al futuro non può essere considerato una minaccia, ma una ricchezza. La candidatura di Eva Baraldi è pienamente legittima e rappresenta un'opportunità per un confronto aperto e partecipato. La pluralità di idee e la possibilità di una competizione democratica, come quella delle primarie, sono valori fondamentali: spetta ai cittadini scegliere il loro candidato. Proprio per questo, Eva Baraldi ha deciso di mettersi a disposizione dei cittadini di San Prospero, restando fedele ai valori del centrosinistra e in particolare a quelli del Pd, anche se il partito ha scelto di non schierarsi.


