Come recita la nota dell’ANPI, “Aude Pacchioni era cresciuta in una famiglia di piccoli coltivatori diretti da papà antifascista e mamma cattolica praticante, e negli anni di guerra scelse presto da che parte stare. Con l'Armistizio dell'8 settembre '43 la cascina familiare in via Lama divenne un rifugio per soldati sbandati, feriti e fuggitivi dal campo di concentramento e transito di Fossoli. Dopo aver frequentato la scuola fino alla terza ”avviamento”, appena diciottenne, Aude lavorava come impiegata pendolare alle fonderie Rizzi di Modena. Ai primi bombardamenti il papà la tenne a casa, ma subito iniziarono i suoi contatti e il lavoro clandestino con il Comitato di Liberazione Nazionale. Col nome di battaglia “Mimma” militò nella brigata partigiana “Diavolo” che aveva sede a Carpi, occupandosi delle attività di segreteria, soprattutto delle SAP (Squadre di azione patriottica). A seguito dei bandi di reclutamento emessi dalla Repubblica di Salò, fu poi incaricata dal CLN di prendere servizio al Comune di Soliera al fine di fornire alle famiglie dei giovani dei dintorni saliti in montagna false certificazioni che attestassero la loro presenza al fronte. Così poterono essere evitate perquisizioni e razzie da parte dei tedeschi e dei fascisti. Nei giorni della Liberazione, Aude comprese che il suo impegno doveva continuare per la ricostruzione del Paese, non solo materiale, ma anche politica e morale”.
Anpi, morte Aude Pacchioni: il cordoglio del sindaco di Soliera
'A Soliera ha vissuto gli anni della giovinezza, della guerra e della Resistenza, esperienze fondanti della sua parabola umana'
Come recita la nota dell’ANPI, “Aude Pacchioni era cresciuta in una famiglia di piccoli coltivatori diretti da papà antifascista e mamma cattolica praticante, e negli anni di guerra scelse presto da che parte stare. Con l'Armistizio dell'8 settembre '43 la cascina familiare in via Lama divenne un rifugio per soldati sbandati, feriti e fuggitivi dal campo di concentramento e transito di Fossoli. Dopo aver frequentato la scuola fino alla terza ”avviamento”, appena diciottenne, Aude lavorava come impiegata pendolare alle fonderie Rizzi di Modena. Ai primi bombardamenti il papà la tenne a casa, ma subito iniziarono i suoi contatti e il lavoro clandestino con il Comitato di Liberazione Nazionale. Col nome di battaglia “Mimma” militò nella brigata partigiana “Diavolo” che aveva sede a Carpi, occupandosi delle attività di segreteria, soprattutto delle SAP (Squadre di azione patriottica). A seguito dei bandi di reclutamento emessi dalla Repubblica di Salò, fu poi incaricata dal CLN di prendere servizio al Comune di Soliera al fine di fornire alle famiglie dei giovani dei dintorni saliti in montagna false certificazioni che attestassero la loro presenza al fronte. Così poterono essere evitate perquisizioni e razzie da parte dei tedeschi e dei fascisti. Nei giorni della Liberazione, Aude comprese che il suo impegno doveva continuare per la ricostruzione del Paese, non solo materiale, ma anche politica e morale”.
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