Di fatto un rilancio degli obiettivi che già erano centrali nelle politiche per l'immigrazione avviate dal Ministro Minniti nel 2017 per fronteggiare l'emergenza sbarchi, che diede origine al sistema di accoglienza territoriale, gestito dalle prefetture a livello provinciale per i richiedenti asilo adulti, e dai Comuni, con fondi ministeriali, per l'accoglienza dei minori stranieri accompagnati, che di fatto conosciamo oggi. Obiettivi in sostanza mai raggiunti. Al punto da parlare ancora oggi di emergenza mai superata, anzi strutturata. E non capace di garantire ciò che era auspicabile: percorsi di integrazione, anche attraverso percorsi lavorativo e sociali. Rimasti da per anni, fino ad oggi, al palo.
Della delegazione ministeriale facevano parte anche il prefetto Maria Forte, vice capo del Dipartimento e direttore centrale per le Politiche migratorie autorità Fami, e il prefetto Francesco Zito, direttore centrale dei Servizi civili per l’Immigrazione e l’Asilo, mentre con il sindaco c’erano il vice Gianpietro Cavazza, l’assessore al Welfare Roberta Pinelli, la direttrice generale del Comune Valeria Meloncelli, i tecnici del settore Servizi sociali e il comandante della Polizia locale Roberto Riva Cambrino.
Rispetto ai minori stranieri non accompagnati, dove si sommano i tanti arrivi autonomi a quelli ripartiti dall’accoglienza nazionale in seguito agli sbarchi, a Modena i posti disponibili sono ormai alla saturazione. Nel 2022 sono stati gestiti complessivamente 454 minori, quest'anno le prese in carico alla fine di agosto erano 251, un'altra decina è arrivata nelle ultime ore e si sta cercando una sistemazione, ma i posti nella rete di accoglienza Sai sono esauriti e “andrebbero potenziati, non smantellati come paiono le intenzioni del Governo, perché sono la chiave per favorire la seconda accoglienza nella prospettiva dell'integrazione, e andrebbe aumentata la cifra dei rimborsi ai Comuni” ha osservato il sindaco che ha sottolineato come “sia importante l’accoglienza diffusa e sia necessario evitare di creare ghetti: i Comuni non devono essere lasciati soli ad affrontare una situazione che non può
Oltre a chiedere maggiore sostegno per la rete Sai, quindi, il sindaco ha avanzato anche altre richieste specifiche sia rispetto al Centro stranieri (con fondi Pnrr è previsto un intervento per la sua qualificazione, ma servono garanzie e risorse per la gestione, anche per sostenere i corsi di italiano) sia per continuare l’esperienza della comunità di transito, un progetto avviato in accordo con il Ministero che ora dovrebbe essere rifinanziato.
Un’altra richiesta specifica ha riguardato le risorse per realizzare una struttura temporanea in cui ospitare lavoratori stranieri in uscita dai percorsi di accoglienza (i Cas) ma che non riescono ancora a ottenere un alloggio: “Insomma, serve un luogo per garantire un letto e una doccia a chi lavora regolarmente”.
Insieme a Prefettura, Questura, Regione e Aziende sanitarie (Asl e Auo), inoltre, verranno definite proposte progettuali sulle quali chiedere i finanziamenti del progetto Fami per la tutela della salute dei richiedenti e dei titolari di protezione internazionale, inclusi i minori non accompagnati, in condizioni di vulnerabilità.
Anche alla luce degli ultimi fatti di cronaca, il sindaco Muzzarelli ha sottolineato la necessità di “fare uno sforzo per assicurare una convivenza sicura e rispettosa, con la comunità unita a operare a garanzia del
Per il sindaco servirebbe una seria legge sulla cittadinanza (“pensiamo alle nuove generazioni”) e politiche in grado di colmare i “buchi” nella filiera composta da prima e seconda accoglienza allargando il perimetro della legalità perché “più persone abbiamo fuori dalla legalità, irregolari sul territorio, più ci ritroviamo problemi per strada con persone lasciate senza prospettive, in balia della criminalità che rischiano di diventare manovalanza per lo spaccio”.
Il quadro normativo, dal punto di vista di una città come Modena, dovrebbe essere caratterizzato da: maggiore programmazione di flussi per migranti regolari; maggiore programmazione e attenzione all’accoglienza di richiedenti protezione e minori stranieri (per prevenire situazioni emergenziali che gravano sui territori); norme a tutela delle persone più vulnerabili, premianti per i percorsi di inserimento sul territorio e di uscita dalla marginalità; supporto ai territori per le gestione delle persone in situazione di grave marginalità su salute, tenuta sociale, sicurezza.
Ovvero tutto ciò che dal 2017 doveva essere e non è stato.


 (1).jpg)