Blitz all'alba, sequestri di materiale informatico. Nuovi sviluppi nell'inchiesta della Procura di Ravenna sulla presunta fabbricazione di falsi certificati medici, rilasciati per attestare l'incompatibilità sanitaria dei migranti irregolari e impedirne il trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
L'operazione condotta dalla Polizia di Stato e dallo Sco ha portato alla perquisizione di 23 medici, quasi tutti infettivologi e psichiatri, distribuiti in nove città italiane, con una forte concentrazione proprio in Emilia-Romagna, dove si contano sette professionisti coinvolti a Bologna (in servizio anche in hub cruciali come il Sant'Orsola e il Maggiore) e uno a Rimini. Un terremoto giudiziario che ha subito innescato la protesta dei collettivi davanti alla Questura di Bologna e che, sul piano politico, si è tramutato in un durissimo botta e risposta bipartisan.
A fare da scudo ai camici bianchi è il gruppo consiliare di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS). Per i rappresentanti della sinistra, l'intervento della magistratura rischia di oscurare un problema strutturale e politico profondo: il tentativo di piegare la medicina a scopi di ordine pubblico. 'La salute di una persona non può diventare uno strumento di controllo delle migrazioni', attaccano da AVS, rivendicando la risoluzione depositata a febbraio dal consigliere Paolo Trande per modificare i protocolli vigenti.
Secondo la sinistra, i medici sono 'professionisti sanitari e non poliziotti o dipendenti del Ministero dell’Interno'. Una trincea ideologica che si poggia sulla difesa dell'autonomia clinica rilanciata dalla stessa FNOMCeO di Filippo Anelli, secondo cui la diagnosi deve prescindere dallo status amministrativo o dalla nazionalità del paziente.'La Regione non minimizzi', afferma Pietro Vignali, capogruppo e segretario emiliano-romagnolo di Forza Italia. Pur rivendicando un fermo approccio garantista e il pieno rispetto per la presunzione d'innocenza, il leader azzurro avverte che la vastità geografica delle perquisizioni cancella definitivamente l'ipotesi del caso isolato o circoscritto. 'Se dovessero emergere comportamenti finalizzati ad aggirare le leggi dello Stato, ci troveremmo di fronte a fatti gravissimi', incalza Vignali. Per Forza Italia, sebbene la tutela della salute resti un valore cardine, la clinica non può trasformarsi in 'terreno di scontro ideologico o in uno strumento per eludere i provvedimenti dell'ordinamento'. Da qui la richiesta perentoria alla Giunta regionale e alle Ausl di intensificare i sistemi di tracciabilità e i controlli sui certificati.


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