La seduta straordinaria, parte del progetto “1946-2026. Modena 80 anni di democrazia”, ha riunito autorità, studiosi, ex sindaci, ex presidenti del Consiglio ed ex consiglieri, oltre a figure simboliche come Alfonsina Rinaldi, primo sindaco della città, parlamentare e Isabella Bertolini, già consigliere comunale, parlamentare e ora componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura.
Aprendo i lavori, il presidente del Consiglio comunale Antonio Carpentieri ha letto i nomi dei quaranta eletti del 1946, a partire dalle tre prime consigliere: Beatrice Ligabue, Clelia Manelli e Ilva Vaccari. Un gesto di memoria che diventa domanda sul presente: “La democrazia non è data per sempre”, ha affermato, invitando a riflettere su quanto gli eletti riescano ancora a rappresentare, ascoltare e coinvolgere la comunità.
Carpentieri ha ricordato anche il contributo degli studenti del Venturi, autori del logo delle celebrazioni, come segno di un coinvolgimento che deve rinnovarsi nelle nuove generazioni.
Il sindaco Massimo Mezzetti ha richiamato la straordinaria partecipazione del 1946, quando quasi il 90% degli aventi diritto si recò alle urne: “Oggi diamo la democrazia per scontata, ma quel giorno segnò una svolta storica. Trovarci qui, nella stessa data, deve spingerci a un impegno più intenso per recuperare l’astensionismo, che non è un buon indice di salute democratica”.
La parola è così passata a Isabella Bertolini e Alfonsina Rinaldi: La prima ha sottolineato il valore della democrazia e della libertà e dell'alternanza che a Modena è mancanza di alternanza e, in riferimento al percorso delle donne ha definito il 31 marzo 1946 “il primo fotogramma di un viaggio non ancora concluso”, sottolineando che la parità di genere resta una sfida aperta: “La parità non è una concessione: lo Stato deve garantire che la partita sia equa”.
Ripercorrendo i temi fondanti e portanti del dibattito e dell'azione politica e di governo tra gli anni 60, 70 e 80, quando divenne prima donna sindaco, Alfonsina Rinaldi ha portato la sua testimonianza diretta, ricordando come i valori democratici siano oggi messi alla prova da un contesto internazionale instabile: “Democrazia e partecipazione sono processi essenziali, da curare con attenzione”.
Gli storici Mattia Golinelli e Anna Lombardi hanno ricostruito il contesto che portò al voto del 1946: un’Italia ancora senza Costituzione, impegnata nella ricostruzione materiale e istituzionale, con il ruolo decisivo del Comitato di Liberazione Nazionale.
A Modena, la campagna elettorale fu intensa ma civile, e l’affluenza raggiunse l’87%, con una partecipazione femminile pari a quella maschile. Le tre consigliere elette portarono in Aula esperienze diverse ma unite dalla Resistenza e dall’impegno civile, pur trovando ancora barriere nell’accesso ai ruoli decisionali.
Mostra e iniziative: un percorso lungo un anno
La seduta si è conclusa con l’inaugurazione della mostra “1946-2026. 80 anni di Consiglio comunale”, che attraverso documenti e fotografie racconta il passaggio dal sistema podestarile alla nuova amministrazione democratica. L’esposizione resterà visitabile fino al 2 giugno 2026.


