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Modena celebra gli 80 anni del Consiglio comunale: un anno di iniziative con al centro le donne

Modena celebra gli 80 anni del Consiglio comunale: un anno di iniziative con al centro le donne

Le celebrazioni prenderanno il via il 31 marzo, data simbolica che richiama le elezioni amministrative del 1946: le prime a suffragio universale, le prime in cui votarono anche le donne. Le già deputate modenesi Alfonsina Rinaldi e Isabella Bertolini apriranno le celebrazioni, il 31 marzo


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Modena celebra gli ottant’anni del primo Consiglio comunale eletto nel dopoguerra con un ampio programma di iniziative culturali e civiche raccolte nel progetto “1946-2026. Modena 80 anni di democrazia”. Il percorso, presentato in Municipio dal sindaco Massimo Mezzetti insieme al presidente del Consiglio comunale Antonio Carpentieri, all’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi, alla presidente dell’Istituto storico Ilaria Franchini e a Vittorina Maestroni del Centro documentazione donna, intende valorizzare la storia istituzionale modenese e il significato della rinascita democratica dopo la caduta del fascismo.

Le celebrazioni prenderanno il via il 31 marzo, data simbolica che richiama le elezioni amministrative del 1946: le prime a suffragio universale, le prime in cui anche le donne poterono votare ed essere elette. In quell’occasione entrarono in Consiglio tre figure destinate a lasciare un segno nella storia cittadina: Clelia Manelli, Beatrice “Bice” Ligabue e Ilva Vaccari.
Il ritorno della democrazia e l’ingresso delle donne nelle istituzioni.

Il 31 marzo 1946 rappresenta per Modena una svolta politica e civile. Alle urne si presentarono oltre 62 mila cittadini, con una partecipazione femminile superiore a quella maschile. Il nuovo Consiglio risultò composto da quaranta membri: venti comunisti, otto socialisti, undici democristiani e un liberale.
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Il 20 aprile, nella seduta di insediamento, venne confermato sindaco Alfeo Corassori, chiamato a guidare una città ancora segnata dai bombardamenti, dalla povertà e dall’emergenza abitativa.

In questo contesto difficile, l’ingresso di tre donne in Consiglio comunale segnò un cambiamento profondo. Clelia Manelli, ex staffetta partigiana, portò avanti le prime politiche sociali rivolte a infanzia e famiglie. Bice Ligabue, con una lunga esperienza di impegno civile, rappresentò la continuità tra generazioni politiche diverse. Ilva Vaccari, attiva nella Resistenza e nell’Unione donne italiane, contribuì alla ricostruzione democratica e alla memoria del movimento partigiano.

La prima seduta del 1946: il discorso di Corassori e il mandato della ricostruzione
Il 20 aprile 1946, nella sala del Consiglio comunale, si svolse la seduta inaugurale del nuovo organo democratico. In aula erano presenti 39 dei 40 consiglieri eletti e il segretario generale Raffaele Vallisi. A presiedere l’assemblea fu Alfeo Corassori, che aprì i lavori con un discorso destinato a diventare uno dei testi fondativi della democrazia modenese.
Corassori si rivolse non solo ai consiglieri, ma “a tutto il Popolo Modenese”, ricordando le sofferenze della guerra e il sacrificio di coloro che avevano combattuto per la libertà.
Il suo intervento richiamò con forza il senso del mandato affidato dalle urne: amministrare nell’interesse dell’intera comunità, superando divisioni e particolarismi, e agire “con onestà e rettitudine”, perché “non si può amministrare senza giustizia”.
Dopo l’orazione inaugurale, Corassori ripercorse le attività svolte dall’Amministrazione popolare nell’anno precedente, tra lavori pubblici, assistenza, alimentazione e sanità, sottolineando come la ricostruzione fosse già in cammino. “La via è tracciata – concluse – e condurrà alla formazione di una società migliore e al benessere del popolo”.
La seduta proseguì con la verifica delle condizioni degli eletti e con la nomina del sindaco e degli assessori. Corassori fu proclamato sindaco con 28 voti favorevoli; con lui entrarono in Giunta Rubes Triva, Arnaldo Zanuccoli, Mario Pucci, Giuseppe Levrini, Arturo Monelli ed Enzo Gatti, mentre Clelia Manelli ed Ervé Magnanini furono nominate assessori supplenti. L’elenco dei quaranta consiglieri eletti testimonia la pluralità politica e sociale della Modena del dopoguerra, impegnata a ricostruire istituzioni e comunità.

Un programma di eventi tra storia, memoria e cittadinanza
Il calendario delle celebrazioni si aprirà il 31 marzo con una seduta straordinaria del Consiglio comunale dedicata al ritorno della democrazia nel dopoguerra. Interverranno Alfonsina Rinaldi, già sindaca e deputata, Isabella Bertolini, oggi componente del Consiglio Superiore della Magistratura, e gli studiosi Mattia Golinelli e Anna Lombardi.
Dal 31 marzo al 2 giugno 2026 sarà visitabile la mostra storico-documentaria “1946-2026. 80 anni di Consiglio comunale”, allestita nella sala dei Passi Perduti del Municipio e alla biblioteca Delfini.
L’esposizione, curata da Daniel degli Esposti e Paola Gemelli, ricostruirà attraverso documenti, fotografie e atti d’archivio il passaggio dal sistema del podestà alla nuova amministrazione democratica.
Il 10 aprile 2026 il Teatro della Fondazione San Carlo ospiterà un incontro pubblico di approfondimento storico, durante il quale sarà presentato l’Atlante elettorale modenese del 1946, curato dall’Istituto Storico. Parteciperanno la giornalista Flavia Fratello e gli storici Lorenzo Bertucelli e Maurizio Ridolfi.
Ampio spazio sarà dedicato anche alle scuole e alla cittadinanza, con dieci itinerari urbani narrativi per gli studenti e due percorsi aperti al pubblico, in programma il 18 aprile e il 10 maggio. Le visite ripercorreranno i luoghi della crisi istituzionale del fascismo, della ricostruzione democratica e della memoria civica.

La chiusura il 2 giugno 2026 con uno spettacolo dedicato al voto femminile
Le celebrazioni si concluderanno il 2 giugno 2026, Festa della Repubblica, con lo spettacolo “#Cittadine! Alla conquista del voto”, in programma al Teatro Storchi. La performance, curata dal Centro documentazione donna, dall’Istituto Storico e dalla Federazione Nazionale Associazioni Scuole di Danza, racconterà la lunga battaglia per il suffragio femminile attraverso danza, narrazione e immagini.

Un percorso espositivo per rileggere la storia democratica della città
“1946-2026. Modena 80 anni di democrazia” è la mostra allestita nel chiostro della biblioteca Delfini. Vuole riportare al centro dell’attenzione pubblica la storia istituzionale modenese e il valore della partecipazione politica.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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