Questo scenario non porterebbe a nessuno scossone istituzionale, secondo Giorgetti. “Draghi potrebbe guidare il convoglio anche da fuori. Sarebbe un semipresidenzialismo de facto, in cui il presidente della Repubblica allarga le sue funzioni approfittando di una politica debole”. Come ha fatto a suo tempo Napolitano, osserva Vespa. “Lui l’ha fatto dinanzi a un mondo politico spaesato”, precisa Giorgetti. “Draghi baderebbe all’economia“.
“Se vuole istituzionalizzarsi in modo definitivo, Salvini deve fare una scelta precisa. Capisco la gratitudine verso la Le Pen, che dieci anni fa lo accolse nel suo gruppo. Ma l’alleanza con l’Afd tedesca non ha una ragione - puntualizza poi il titolare del Mise a proposito del posizionamento della Lega in Europa -. La svolta europeista del leader del Carroccio, secondo Giorgetti, è un’incompiuta. Salvini ha certamente cambiato linguaggio. Ma qualche volta dice alcune cose e ne fa altre. Può fare cose decisive e non le fa. Il problema non è Giorgetti, che una sua credibilità internazionale se l’era creata da tempo. Il problema è se Salvini vuole sposare una nuova linea o starne fuori. Questa scelta non è ancora avvenuta perché, secondo me, non ha ancora interpretato la parte fino in fondo. Matteo è abituato a essere un campione d’incassi nei film western. Io gli ho proposto di essere attore non protagonista in un film drammatico candidato agli Oscar. È difficile mettere nello stesso film Bud Spencer e Meryl Streep. E non so che cosa abbia deciso…“.
Le reazioni
“Di sicuro è solo una battuta”. Così Mario Perantoni, deputato del Movimento 5 Stelle e presidente della commissione Giustizia della Camera, commenta le frasi del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti sull’ipotesi di un ‘semipresidenzialismo de facto’ che potrebbe essere introdotto dalla elezione di Mario Draghi al Quirinale. “Se la frase non provenisse da un autorevole esponente del Governo dovremmo considerala eversiva“, aggiunge l’esponente pentastellato.



