'L’impressione diffusa è che sia caduta una maschera, lasciando intravedere il volto di una giustizia percepita come faziosa. Se anche si volesse ritenere che una parte della magistratura abbia “vinto” sul piano referendario, è altrettanto evidente che si sia smarrita quella compostezza che avrebbe dovuto essere dimostrata nei comportamenti. Scene irriguardose, anche nei confronti di colleghi, e manifestazioni come il coro da stadio “chi non salta la Imparato è”, rappresentano non solo un fatto personale che non merita alcuna replica sul piano polemico, ma soprattutto il segnale di una incapacità di contenere istinti che non fanno onore all’ordine giudiziario nel suo complesso'.
'Ancora più grave appare l’utilizzo di aule giudiziarie – luoghi deputati alla funzione più alta e sacra dello Stato, quella di rendere giustizia nel nome del popolo italiano – trasformate in contesti impropri, con bottiglie stappate e festeggiamenti che rischiano di apparire, agli occhi di una larga parte dei cittadini, come uno spettacolo inopportuno se non indegno. Il voto referendario del 22 e 23 marzo impone rispetto per la volontà popolare, quale che sia stata l’opzione prescelta. Tuttavia, esso consegna anche un’ Italia profondamente divisa, con la quale, tutte le istituzioni, magistratura compresa, sono chiamate a confrontarsi con responsabilità e sobrietà - aggiunge Aimi -. Accanto al tema della separazione delle carriere, emerge tuttavia, con forza, una questione forse ancora più delicata: quella della separazione tra magistratura e politica. È un nodo che non può più essere eluso, se si vuole restituire piena credibilità al sistema giudiziario. La Giustizia, come ricordato più volte dal Presidente della Repubblica, deve essere amministrata nel nome di tutto il popolo italiano, non nel nome di una maggioranza, né – tantomeno – di una parte organizzata. Le immagini simboliche che campeggiano nei tribunali, con la bilancia dell’equilibrio e la benda dell’imparzialità, non sono orpelli retorici, ma principi che devono restare saldamente al loro posto.


