'Il successo di questa serata, ancor più nella roccaforte Modena, dimostra che l’obiettivo è vicino', hanno commentato Fontana e Platis. A introdurre i lavori è stato l’on. Enrico Aimi, membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha richiamato la necessità di riportare equilibrio nel dibattito pubblico e di valutare la riforma 'per ciò che è, non per ciò che viene raccontato'.
Il cuore politico della serata è arrivato con l’intervento di Nazario Pagano, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera. Pagano ha difeso la riforma con toni netti, definendola 'un passaggio necessario per ristabilire normalità in un sistema che da troppo tempo funziona in modo distorto'. La posta in gioco, ha insistito, 'riguarda la vita di ciascuno di noi', perché chiunque può trovarsi coinvolto in un procedimento penale e subire gli effetti di un assetto che non garantisce piena terzietà.
Pagano ha rivendicato il valore del sostegno espresso da alcuni magistrati al fronte del Sì, citando il pubblico ministero pescarese Gennaro Badone, 'che si sta battendo in modo straordinario'. Per il presidente della Commissione, il fatto che magistrati in attività scelgano di esporsi dimostra che 'il tema è sentito anche dentro la categoria', e che molti magistrati orientati a sinistra voteranno Sì.
Proprio contro l’Associazione Nazionale Magistrati Pagano ha rivolto le critiche più dure, accusandola di essersi 'trasformata in un partito' e di aver addirittura chiesto contributi economici per la campagna referendaria. A suo giudizio, l’opposizione dell’ANM non nasce da ragioni giuridiche, ma dalla volontà di difendere un sistema di potere interno fondato sulle correnti, che condizionerebbe le carriere più del merito.
Richiamando l’articolo 111 della Costituzione, Pagano ha definito 'falsità' le accuse di incostituzionalità rivolte alla riforma, sostenendo che l’articolo 104 'dispone esattamente il contrario' rispetto a chi teme una subordinazione della magistratura alla politica. La separazione delle carriere, ha spiegato, 'non solo non viola la Costituzione, ma ne completa un percorso già tracciato'.
Il presidente della Commissione ha poi denunciato il peso del correntismo nelle nomine del CSM, descritte come frutto di 'scambi' tra gruppi interni alla magistratura. Ha citato il caso di un detenuto rimasto in carcere un anno nonostante fosse stato dichiarato innocente, episodio in cui il magistrato responsabile non avrebbe subito alcuna sanzione.
Alla serata ha preso parte anche il capogruppo di Forza Italia in Regione Emilia-Romagna, Pietro Vignali, che ha definito il referendum 'un’occasione irripetibile per dare al Paese un sistema giudiziario più equilibrato e autonomo'. Vignali ha richiamato il principio del “giusto processo”, sottolineando che accusa e difesa devono essere 'ad armi pari davanti a un giudice terzo e imparziale'.
Per questo, ha spiegato, giudici e pubblici ministeri 'non devono più essere colleghi', ma appartenere a due ordini distinti, con carriere separate. Vignali ha difeso anche il sorteggio dei componenti del CSM e dell’Alta Corte disciplinare, purché avvenga 'tra figure selezionate per meriti e professionalità', come strumento per liberare la magistratura dal peso delle correnti politicizzate.
Il capogruppo regionale ha criticato la campagna del No, accusata di aver trasformato il referendum in un 'agone politico incattivito', lontano dai contenuti della riforma. Le accuse secondo cui la riforma assoggetterebbe i pubblici ministeri al Governo sono state definite 'apocalittiche e capziose'.


