'La scesa in campo di Meloni è evidente, e con lei la campagna per il si ha una caratura ancora più politica come era inevitabile. Peraltro nel merito di una riforma che io ho definito un bluf. Nel senso che quando il ministro della Giustizia Nordio dice che un referendum sulla giustizia non risolverà nessuno, se anche dovesse essere approvata, dei problemi della giustizia, a partire dalla lunghezza dei processi, è chiaro che il fine allora è un altro'.
Quale?
'Nel merito, la separazione delle carriere di fatto c'è già dopo la riforma Cartabia. Il sorteggio per stabilire i magistrati come debbano essere scelti è qualcosa che non è uguale in alcune delle democrazie del mondo, tranne in maniera molto parziale in Grecia. Soprattutto si è voluto questo referendum perché il fine, a mio parere, era ed è un altro: avere una sorta di plebiscito popolare. Erano convinti di stravincerlo fino a poche settimane fa, oggi temono seriamente di perderlo'.
E cosa accadrebbe dopo, come lei ha detto?
'Dopo andrebbero all’incasso di quello che è il vero obiettivo di questa destra: una legge elettorale con un premio abnorme per chi vince, che è stato paragonato alla legge truffa del 1953. Avere numeri in Parlamento persino che permettano loro, nel caso vincano, di eleggersi da soli il Presidente della Repubblica. E poi quella riforma chiamata Premierato, per introdurre una sorta di presidenzialismo mascherato che, anche in questo caso, se approvato non avrebbe uguali nel mondo. Perché nella stessa Francia e negli Stati Uniti possono esserci maggioranze diverse rispetto a chi fa il Presidente della Repubblica o il Capo dello Stato, più in generale senza pesi e contrappesi'.
Per queste ragioni il Partito Democratico sostiene il
'Non solo per tanti aspetti, ma in generale crediamo sia un referendum al quale, nel merito e anche nella sostanza politica di quello che potrebbe accadere, noi siamo contrari e crediamo che il No possa davvero vincere. In tutta questa campagna elettorale l’abbiamo spiegato più volte: siamo contrari anche perché l’idea di avere un super PM, per noi, per me è molto preoccupante nello scenario eventuale in cui dovesse passare questa riforma'
Lei ha sostenuto la necessità di votare no anche per infliggere una sconfitta al governo. C’è chi accusa il fronte del No e lei di aver politicizzato il referendum. Cosa risponde?
'Sul tema dell'accusa di averla messa con un connotato politico, anche qui ognuno giustamente usa gli argomenti che vuole. Ma il fatto stesso che la Presidente del Consiglio abbia sentito il dovere addirittura di andare da Fedez, comunque ognuno va giustamente dove crede, oppure di utilizzare questa settimana per riempire e occupare praticamente tutti gli spazi televisivi di informazione dà l'idea che la stanno mettendo in politica'.
In che senso?
'Nel senso che aveva pensato, o fatto comprendere, Meloni che sarebbe stata fuori dall'agone politico.
In passato anche nel centrosinistra e nei vari passaggi che hanno anticipato questa riforma ci fossero posizioni favorevoli, anche rispetto alla separazione delle carriere.
'In realtà questa riforma ha caratteristiche e connotati molto particolari. E la cosa che nel metodo proprio non è stata minimamente apprezzata è che non sia stato possibile avere una riforma che tocca sette articoli della Costituzione senza nemmeno discuterla. Prenderla così, a pacchetto chiuso. E anche questo, per chi come noi crede che la Costituzione sia qualcosa di straordinariamente rilevante per il nostro Paese e per i cittadini italiani, è qualcosa che non si può accettare'.
Gi.Ga.




