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'Un sì per completare una riforma del sistema giudiziario iniziata 37 anni fa'

'Un sì per completare una riforma del sistema giudiziario iniziata 37 anni fa'

A La Pressa Isabella Bertolini, Consigliere laico del CSM e segretario nazionale del Comitato Sì Riforma: ‘Per i cittadini un appuntamento con la storia'


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'Una occasione storica. Questa riforma non è una invenzione di questo governo ma completa un percorso parlamentare ed istituzionale avviato nel 1989 con la Legge Vassalli, che ha introdotto il codice accusatorio e con il giusto processo, previsto all’articolo 111 della Costituzione, peraltro, portato avanti e votato anche dalla sinistra nella bicamerale D’Alema. La riforma della separazione delle carriere sarà utile per tutti i cittadini che avranno più garanzie, perché con essa si coordina l’assetto della magistratura al giusto processo e al codice accusatorio'.

Isabella Bertolini, già parlamentare, dal 2023 Consigliere laico del CSM, e segretario nazionale del Comitato Si Riforma, invita ad affrontare le ultime ore di dibattito con una visione più ampia che parte dal passato e si proietta al futuro e che, come tale, prescinde dal governo in carica, al quale va però dato il merito di averla portata a compimento e fatta approvare. Risultato che nessun esecutivo aveva mai raggiunto prima.

Onorevole, partiamo da qui. Dall’ultimo passaggio che completa un percorso. Che cosa in concreto cambierà?
'Finalmente avremo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con un giudice terzo, autonomo e indipendente rispetto alle parti processuali. Questo significa concorsi separati, formazione separata e percorsi professionali distinti.
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È una garanzia enorme di democrazia e libertà per i cittadini ma che, ribadisco, va vista nel suo essere completamento e adeguamento a una riforma che c’è già. Lo stesso Vassalli lo diceva. Il codice non funzionare senza la separazione delle carriere di magistrati giudicanti e requirenti'.

Perché è così importante separare le carriere?
'Perché giudici e PM fanno mestieri diversi. Funziona così in quasi tutta Europa. Il PM deve cercare prove a favore e contro l’indagato; il giudice deve valutarle. Oggi invece condividono concorsi, formazione e spesso passano da una funzione all’altra. Questo crea una familiarità e una vicinanza di ruoli, in realtà molto diversi, che non è compatibile con il giusto processo previsto dall’articolo 111 della Costituzione. Con la riforma, finalmente, il giudice non solo sarà ma apparirà anche davvero terzo'.

I critici e il fronte politico del no sostengono che il pubblico ministero diventerà un “super poliziotto” e che aumenterà il potere dell’esecutivo sulla magistratura.
'È una lettura completamente sbagliata. Basta leggere il testo della legge. L’articolo 104 distingue finalmente la figura del pubblico ministero da quella del giudice e attribuisce al PM la stessa dignità costituzionale del giudicante: autonomia e indipendenza. Non c’è alcun aumento del potere dell’esecutivo.
Il PM mantiene gli stessi poteri attuali e la stessa polizia giudiziaria alle sue dipendenze. Non cambia la sua operatività: cambia solo il riconoscimento formale del suo ruolo, che sarà più chiaro ed equidistante dal giudice'.

La riforma prevede anche due Consigli Superiori della Magistratura separati. Perché?
'E’ una logica conseguenza alla divisione delle carriere. Se i mestieri sono diversi, non possono più convivere nello stesso organo di governo autonomo. Il CSM è un organo di alta amministrazione, non un sindacato. Gestisce tutta la vita professionale dei magistrati: assegnazioni, trasferimenti, valutazioni, malattie, pensionamenti. Oggi però l’egemonia delle correnti ha evidenziato troppo le appartenenze e le sue logiche conseguenze. La separazione dei CSM e l’introduzione del sorteggio spezzano questo meccanismo'.

Il sorteggio è uno dei punti più discussi. Perché lo ritenete necessario?
'Perché interrompe il “correntismo”: un sistema che è stato svelato chiaramente dal caso Palamara. Il sorteggio, invece, permette di selezionare magistrati e laici da platee amplissime. Migliaia di magistrati, centinaia di migliaia tra avvocati e professori con criteri oggettivi. Non regge la critica di magistrati inadeguati a ricoprire quel ruolo.
Se un magistrato è idoneo a condannare un cittadino al carcere per decenni, a disporre dei suoi beni economici o, peggio ancora, dei suoi rapporti affettivi, perché non deve essere in grado di ricoprire un incarico nel CSM. Non c’è alcuna ingerenza politica: anzi, questa si riduce, perché anche i membri avvocati e professori non saranno più scelti dai partiti che sono la maggioranza e l’opposizione del momento, ma saranno anch’essi sorteggiati'.

La riforma introduce anche l’Alta Corte disciplinare. Che cosa cambia?
'Oggi la disciplina dei magistrati è “domestica”: la fa lo stesso CSM. E i risultati sono molto criticabili: percentuali altissime di archiviazioni, provvedimenti blandi, casi gravissimi non sanzionati. L’Alta Corte sarà esterna, composta da magistrati e laici estratti a sorte, più tre membri nominati dal Presidente della Repubblica. Garantirà imparzialità e oggettività perché chi giudicherà gli errori dei magistrati non sarà più eletto da chi è giudicato'.

Dal fronte del NO viene detto che questa riforma sia un’imposizione del governo, senza un adeguato confronto e dibattito
'È falso. È una riforma parlamentare, discussa per decenni e che oggi è stata approvata. Dal 1989 ad oggi siamo passati attraverso dieci legislature senza riuscire a completarla. La sinistra ha votato sia il Codice Vassalli sia il giusto processo. Questa riforma è il terzo pilastro: adegua la magistratura a regole già esistenti. Non è un’imposizione: è un percorso che finalmente arriva a compimento. Era un impegno nel programma di governo'.

Tra le argomentazioni portate avanti con più forza dal fronte del NO nelle ultime settimane anche dalla CGIL c’è quella secondo cui la riforma non risolve, anzi non tocca, i problemi della giustizia.
'Stiamo parlando di una riforma Costituzionale che completa la riforma del sistema giudiziario. Solo all’interno di una riforma organica e coerente possiamo occuparci della risoluzione dei problemi di organizzazione e gestione del mondo della giustizia, attraverso leggi ordinarie'.

Ora la parola passa ai cittadini con il referendum.
'Ed è una garanzia democratica. Non avendo ottenuto la maggioranza qualificata del Parlamento, la Costituzione prevede che siano gli italiani a decidere. È giusto così. Dopo trent’anni di discussioni, è il momento che il Paese scelga se vuole una magistratura più autonoma, più meritocratica e più trasparente. Siamo di fronte ad una occasione storica che non si ripeterà, quantomeno per i prossimi decenni’.

Gi.Ga.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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