Amara, con un’analisi tecnica, individua nella riforma del CSM 'il vero vulnus per l'autonoma della magistratura'. Landini, con una lettura politica, denuncia 'uno stravolgimento della Costituzione' e un attacco all’equilibrio democratico. 'La costituzione va applicata, non cambiata' - afferma il segretario CGIL. Con loro, intervistati dalla giornalista Marianna Aprile, Benedetta Tobagi storica e componente Direttivo nazionale società civile.
A nemmeno una settimana dal voto sono chiari sia gli argomenti su cui si concentra il dibattito, sia le motivazioni dei due fronti totalmente polarizzate. Il fronte del sì e del no si accusano reciprocamente di raccontare cose non vere.

Sia noi, a margine del dibattito in sala, sia la giornalista in sala, chiediamo quali siano gli elementi che nella ipotesi della vittoria del sì, rappresenterebbero per i sostenitori del no, un rischio reale. Amara non ha dubbi: 'Su tutto la riforma del CSM. Sono sempre stato contrario alla separazione delle carriere ma si tratta di un tema di dottrina su cui si può discutere, ma il vero vulnus si annida nella riforma del CSM. Riformarlo nei termini della riforma significa svuotare di contenuti l’organo di autogoverno. Il rischio è diretto e immediato', ha aggiunto. 'Il mio è un NO convinto. La riforma introduce una modifica sostanziale della magistratura rispetto a quanto voluto dai costituenti', ha affermato, sottolineando come la separazione delle carriere 'sminuisca il ruolo giurisdizionale del Pubblico Ministero'. Per il CSM 'si introduce un falso sorteggio, che riguarda soltanto la componente togata. L’effetto è annichilire la funzione del CSM, svuotandone il ruolo di baluardo dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura'.
Il segretario generale della CGIL ha collocato il No su un piano politico e istituzionale. 'La Costituzione va applicata non cambiata. Qui siamo a uno stravolgimento. Nessuno dei reali problemi della giustizia viene affrontato da questa riforma- prosegue - non si riducono i tempi dei processi, non si fanno assunzioni, non si investe in tecnologia né nelle cancellerie'. Per il leader sindacale, l’obiettivo del governo è chiaro: 'Mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Questo referendum non è voluto dai cittadini, è deciso dal governo e modifica sette articoli della Costituzione'. E insiste.


