Solo la grande stampa allineata al potere politico e ai grandi gruppi economici e finanziari e, naturalmente, al Capo dello Stato, ha difeso, seppure con qualche imbarazzo, l'ultimo show del premier Conte di venerdi 4 dicembre all'ora di cena (quando l'audience sulle reti Rai è maggiore) costringendo i tg alla sospensione per dare spazio a Palazzo Chigi.
I giornali e le emittenti 'indipendenti', non servili e succubi al pensiero dominante e dunque anticonformiste, hanno viceversa mosso severe critiche alla conferenza stampa di Conte che ha illustrato (prima alla stampa che al Parlamento, hanno fatto osservare con puntiglio i partiti di opposizione) l'ennesimo decreto del presidente del consiglio, il ventesimo in due mesi, cosa mai vista prima d'ora nell'Italia repubblicana.
Ma i suoi annunci suadenti, diffusi col consueto garbo ed eleganza espositiva, tra retorica e demagogia, affiancato dal fido Casalino, non hanno incantato nessuno delle categorie economiche, che sono l'ossatura del Paese, colpite dalle nuove misure restrittive ma nemmeno i cittadini che sono rimasti meravigliati dalla notizia di non potere quest'anno festeggiare con la famiglia allargata le festività natalizie, sacre da sempre alla nostra gente.
Insomma sono scontenti tutti.
A cominciare dagli albergatori e da tutto il mondo che vive del e col turismo legato alla neve: migliaia di famigle del nostro Appennino modenese costrette a tenere fermi gli impianti di risalita fino al 6 gennaio. Tra i più delusi il presidente del Consorzio del Cimone Magnani, il presidente della Federfuni Quattrini, che facevano affidamento sulle promesse di un sostegno concreto dell'Appennino modenese fatte loro da Bonaccini. E che ora parlano di “catastrofe totale e di regole assurde perchè alberghi aperti e piste chiuse sino al 6 gennaio significa che alla fine in montagna non verrà nessuno”.Non meno allarmanti le considerazioni della Coldiretti di Modena per quanto riguarda gli Agriturismo disseminati sul territorio che si tradurranno in una minore entrata di 500-600 milioni, con la perdita del posto di lavoro da parte di centinaia di dipendenti a tempo determinato. Così come è stato categorico Gianfranco Zinani capo della Federazione degli esercenti pubblici che paventa la chiusura definitiva di molti bar e ristoranti a partire da gennaio perchè è impossibile per i titolari pagare tasse, affitti e personale senza gli incassi dei clienti, a fronte di ristori che sono una semplice mancia che non risolve il loro problema ma, soprattutto senza nessun piano di rilancio del settore da parte del governo come hanno fatto invece altri Stati europei.
Ma in questo quadro fosco dal punto di vista delle conseguenze economiche delle misure adottate, vi è anche chi reagisce annunciando addirittura una 'class action' nei confronti del governo per i danni provocati al settore della ristorazione. E' Biagio Passaro, brand manager del franchising Regina Margherita, una catena di pizzerie in Italia e nel mondo, ad annunciarlo e che ha già provocatoriamente tenuto aperte le pizzerie all'ora di cena sia a Castelfranco che a Bologna e che, adesso, minaccia una misura più clamorosa come la 'class action'.
Ma è scontento anche il personale scolastico perchè molti presidi e insegnanti hanno chiesto, inascoltati, alla ministra Azzolina di potere riprendere le lezioni già in dicembre come è avvenuto in altri paesi europei e non aspettare il 7 gennaio, promuovendo provocatoriamente lezioni in piazza in segno di protesta per il lungo periodo di lezioni a casa “che danneggia – hanno sottolineato - in primis gli stessi studenti privati dei necessari confronti personali con altri ragazzi e insegnanti”.
Scontenti anche i gestori dei cinema, dei teatri e i direttori dei Musei che hanno lamentato una pericolosa inutile penalizzazione della cultura, rivolgendo per questo accuse al ministro Franceschini.
Per non parlare dei Governatori delle Regioni che, seppure a denti stretti, hanno confermato di avere dovuto alzare la voce nelle videoconferenze con Conte, Boccia e Speranza per rivendicare il loro diritto di fare controproposte (inascoltate) a quelle loro imposte.
Insomma, tutti scontenti a tal punto che qualche rappresentante di categoria o degli stessi cittadini che si sentono impotenti, si è rivolto esasperato al Capo dello Stato. E anche questo non ha precedenti nella storia recente della Repubblica italiana.
Cesare Pradella



