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Il Comune ripromette le ex fonderie: dove eravamo rimasti?

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Dopo 20 anni di progetti naufragati, ad un anno dalla presentazione del nuovo accordo di programma con la Regione, l'amministrazione replica, rilanciando oggi il progetto presentato a gennaio


Il Comune ripromette le ex fonderie: dove eravamo rimasti?
Dopo venti anni di impegni, progetti più o meno partecipati, e concorsi di idee puntualmente non onorati, naufragati e rimasti nel cassetto delle diverse amministrazioni PDS-DS-PD, (nei due mandati del sindaco Barbolini, nei due di Pighi e nel primo di Muzzarelli), la situazione delle ex fonderie non è, attualmente, né più né meno di come era nel 1995. Terra di nessuno e di degrado. Terra ancora contaminata da sostanze e fanghi industriali, e allo stato attuale non adeguata ad ospitare strutture residenziali e servizi. Anche al netto del nuovo tentativo, un anno fa, grazie al milione e mezzo di euro arrivati da un bando regionale per la rigenerazione, di rilanciare e ripromettere, in 4 stralci, la rigenerazione dell'enorme comparto urbano ex industriale, da decenni scucito, isolato dal contesto urbano, e negato alla città e ai cittadini. Perché dopo la presentazione, lo scorso gennaio, del progetto di fattibilità del primo dei 4 stralci del progetto, finanziato col milione e mezzo della Regione, da integrare (per arrivare a 3,7) da risorse del Comune e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, nulla, ancora una volta, si è mosso.  

Poco meno di un anno fa, dopo la conferma che dalla Regione sarebbero arrivate le risorse per il primo dei quattro stralci del progetto complessivo (presentato nel settembre 2018) il sindaco Muzzarelli e l'Assessore all'Urbanistica Anna Maria Vandelli, insieme all'architetto Sofia Cattinari (che con quel progetto vinse il concorso di idee per la riqualificazione dell'area, nel 2009, dieci anni fa, a conferma di quanto poco o nulla si sia fatto), presentarono l'accordo di programma con la Regione ed il progetto di fattibilità. Relativo, appunto, al primo stralcio, riguardante la riqualificazione della palazzina principale, da adibire a nuova sede dell'istituto storico. In particolare, biblioteca e archivio a piano terra; uffici, sale didattiche e una sala conferenze da 99 posti al primo piano; una sala eventi nella torretta centrale, accanto al terrazzo.
Nel  giorno della presentazione, chiedemmo come e con quale importo si sarebbe proceduto con la bonifica dell'area, almeno quella interessata dai lavori (prevedendo tanto insostenibile quanto inverosimile, come era stato dimostrato nel corso degli anni, la bonifica dell'intero comparto), e ci venne risposto che una quota parte del finanziamento sarebbe stata destinata a quello. Ma l'area, oggi, al di la della rimozione di alcuni alberi ad alto fusto cresciuti negli anni di abbandono intorno alla palazzina da riqualificare, nulla si è fatto. Soprattutto sul fronte della bonifica.

Tornando al gennaio scorso, quando l'amministrazione presentò il progetto di fattibilità (ripescato dopo dieci anni di oblio dallo schedario del 2009), si impegnò anche a presentare entro il mese di giugno il progetto definitivo del primo stralcio, per l'intervento sulla palazzina. Passaggio fondamentale per passare poi all’accordo di programma con la Regione e, il prossimo anno, l'aggiudicazione dei lavori. 

Nei giorni scorsi l'annuncio della presentazione, in conferenza stampa, fissata questa mattina, lunedì 4 gennaio, alla presenza del neo ricandidato PD alla presidenza della Regione Stefano Bonaccini dell'accordo di programma della regione. Potrebbe e dovrebbe essere l'occasione per vedere lo sviluppo e la realizzazione del progetto definitivo del primo stralcio dei lavori che era impegno della giunta sviluppare entro giugno. 


I progetti sfumati

Quella delle ex fonderie riunite è una storia di promesse politiche non mantenute 

A metà degli anni '90 erano già simbolo di degrado e di abbandono, ma già oggetto delle promesse di riqualificazione di amministratori e politici che su di esse, nei dieci anni di mandato di Barbolini fino ai dieci successivi di Pighi e al primo di Muzzarelli, hanno costruito parte delle loro campagne elettorali sul tema della rigenerazione urbana. Non finirebbe in cento righe l'elenco dei progetti più meno partecipati (solo sulla carta), dei concorsi di idee (strumento sempre pronto per scaricare sui cittadini la mancanza di idee e di visione politica degli amministratori pubblici, oltre ai ritardi accumulati), e dei piani urbanistici. Tutti accompagnati da laute consulenze  

Ma il nodo politico e amministrativo, pur importante, non sta nemmeno qui. Sta nel fatto che ogni progetto promesso e annunciato in pompa magna, dalla nuova sede dell'Ausl dell'inizio degli anni 2000, all'idea di tecnopolo e fino ad arrivare ad oggi con il milionario progetto Dast, non è mai stato accompagnato, almeno ufficialmente, da quello che è un passaggio fondamentale: la bonifica e la decontaminazione del suolo del comparto ex industriale. Una bonifica che è stata effettuata nel 2004 solo in relazione all'amianto che per più dieci anni rimase comunque abbandonato ed indisturbato, in tutta la sua pericolosità, e senza che nessuno ne rispondesse, sulla copertura da migliaia di metri quadrati del capannone principale.

In quel periodo l'intenzione era di ricavare, nello stabile, la nuova sede Ausl. Con 230 mila euro si procedette alla rimozione dell'amianto che rese lo stabile sempre più simile ad uno scheletro. Solo nel 2010 l'ausl attraverso carotaggi e rimozione di parte di terreno con escavatori, sia all'interno del capannone sia nell'area cortiliva effettuò, delle verifiche che mostrarano la presenza (prevedibile vista la storia di fonderia di inizi '900) di materiale contaminante ed inquinante. Che una volta rimosso venne posizionato in un enorme cumulo, coperto da teloni, per evitarne la dispersione nell'aria, nella zona cortiliva ad est dello stabilimento. Ancora presente. Dai rapporti di prova emerse che quel terreno presentava livelli di contaminazione incompatibili con l'uso a verde e residenziale (quello a cui sarebbe stato indirizzato), mentre risultarono nei limiti per un uso industriale. Uso che quell'area, appunto, non è stata più destinata ad avere. Una incompatibilità che per le aree verdi e cortilive dello stabile, a pochi metri in linea d'aria dalle palazzine di via Mar Jonio, (figuriamoci per le residenze previste nel terzo stralcio del progetto Dast), riguarda anche la presenza di vecchie cisterne interrate con importanti accumuli e residui di gasolio. E non ci vogliono degli ingegneri ambientali per comprendere, leggendoli, come i documenti Arpa e USL, ormai impolverati dagli anni, definirono come necessaria la bonifica e la decontaminazione di quelle aree e di quei terreni. Necessità che insiste tutt'oggi, prima di potere parlare di qualsiasi intervento. E il suolo del complesso ex industriale abbandonato deve ancora essere decontaminato. Un passaggio rimasto al palo senza il quale nessun progetto può procedere.

Speriamo, dalla conferenza di oggi, di avere qualche risposta in più

Gi.Ga.


Redazione La Pressa
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